ALBANIA/ Intervento di Liljana QAFA

Il Teatro non c’è più…

  • Mercoledì, 20 Maggio 2020
Il Teatro non c’è più…

Le testimonianze dell’attrice Anila Bisha e del medico Shqipe Saraçi  contro l’abbattimento del Teatro nazionale di Tirana Kombetar. «Tutto questo accade sotto gli occhi dell’Europa – dice Liljana Qafa – ed io come cittadina europea mi chiedo: “Dov’è l’Europa?!”».

di Liljana QAFA

Il Teatro Nazionale di Tirana che ha resistito alle calamità naturali, non ha però retto alla barbarie del governo albanese. Il diciassette maggio due macchine della polizia verso le quattro del mattino si sono fermate in piazza, davanti al Teatro. Gli attivisti ormai presenti da più di due anni per difendere l’edificio, si sono ritrovati di fronte un gran numero di agenti di polizia, armati fino ai denti. È stato abbattuto l’edificio e seppellito assieme ad esso tutta la storia, le fotografie, attrezzatura e costumi; hanno rasato a suolo tutto, come se il Teatro costruito nel 1938 dall’architetto italiano Giulio Bertè fosse il vero “nemico” da combattere. È stato annullato il suo valore descrivendolo come un oggetto architettonico che fu costruito a suo tempo come una caserma per i soldati italiani e luogo di divertimenti dopo lavoro. Invece fu un circolo culturale denominato Circolo “Scanderbeg”. Tutte le istituzioni culturali nell’Albania del dopoguerra sono nate proprio lì. Si è cercato in un certo senso di confondere l’opinione pubblica. La memoria storica del popolo non si può manipolare e per il suo valore i cittadini assieme ai registi e artisti hanno combattuto fino all’ultimo per difenderlo.

Tirana Teatro Nazionale Kombetar

È quasi un caso isolato che un monumento di cultura che rappresenta la storia di un paese sia difeso dai cittadini invece che dallo Stato; questa è la fine della democrazia così fragile in Albania. Edi Rama con la demolizione del Teatro Nazionale ha abbattuto il tempio della libertà di parola. La distruzione delle opere culturali non fa altro che impoverire l’identità di un paese a ancora di più in Albania con il suo triste passato. Il Teatro Nazionale era tra le poche opere di un valore importante culturale e storico rimaste a Tirana ed è paradossale che uno dei firmatari per il suo abbattimento sia stata proprio la dirigente dell’Istituto dei Monumenti di Cultura di Tirana. Sono state ignorate le opinioni di diverse figure di spicco e personalità come architetti, studiosi e storici.

L’indignazione e il dolore del popolo è talmente forte e probabilmente comprometterà anche il futuro del governo stesso. Le proteste non si fermano tra lacrime e dolore. Abbiamo raccolto un paio di testimonianze da Tirana e l’effetto devastante dell’accaduto che si sente nell’anima e nel cuore dei cittadini della capitale. Con le lacrime agli occhi l’attrice Anila Bisha assisteva alla distruzione del Teatro ed era incredula di quanto stesse succedendo.

Anila Bisha

«In quel momento ho visto passare davanti ai miei occhi i trent’anni di lavoro. Mi è sembrato di aver perso un mio familiare, ho sentito percorrere tutto il corpo dagli stessi brividi di dolore – dice Anila Bisha –. Ho iniziato a lavorare al Teatro subito dopo aver finito l’Academia. Inoltre, io sono nata a cresciuta a Tirana, sono “tironse”, non riconosco più la mia città. Non è rimasto nulla di Tirana di una volta. Ho difeso il Teatro anche per un’altra ragione. Avrei voluto che i miei figli avessero cosa raccontare ai loro figli a loro volta e, che in quella meravigliosa platea del Teatro, aveva recitato anche loro nonna». «Oltre alla perdita della memoria della città – continua Bisha –, il Teatro aveva una lunga storia. Tutte le istituzioni d’arte sono nate là, tutte come Galleria d’Arte, Lega degli scrittori, lo studio degli attori, è stato usato persino durante la dittatura come luogo dell’inquisizione pubblica dei “nemici” del sistema. Sono state condannate dentro quelle mura delle persone innocenti, sa? Sentir dire che bisognava buttarlo giù perché era vecchio, è stato davvero terribile. Nel mondo si trovano teatri ancoro più antichi e sono conservati e curati proprio perché fanno la storia del paese. Quel giorno insieme al Teatro è finito tra le macerie anche l’archivio, le foto e una parte del guardaroba. Per me, questo è puro atto criminale!».

Shqipe Saraci

Figlia di una delle famiglie autoctone di Tirana nonché cittadina attivista tra i dimostranti il medico Shqipe Saraçi, ci racconta: «L’alba di quella domenica è stata come una grande scossa per me e, non solo per me. Vengo da una famiglia indigena di questa bellissima città, ospitale e generosa. Negli ultimi anni la memoria della città è andata a sbriciolarsi e perdersi sempre di più. Abbiamo perso la nostra identità, la nostra storia, la nostra cultura inclusa quella dello sport in nome dello sviluppo con l’avidità di distruggere tutto e buttare ovunque solo cemento. Quando furono distrutte diverse opere d’arte e di cultura come cinema, stadio, vari campi sportivi della città, non c’era stata resistenza da parte della popolazione. Con il Teatro invece tutto è cambiato. Inizialmente la resistenza fu opposta da un gruppo di registi e di attori e, pian piano si sono uniti a loro i cittadini, per me, è stato del tutto naturale avvicinarmi a questa pacifica protesta. Fino a quel maledetto momento dell’irruzione improvvisa della polizia al Teatro che con violenza ha buttato fuori i dimostranti che si trovavano all’interno e dall’altra parte la ruspa che ha iniziato a tirar giù il Teatro. Mai potevo immaginare che sarebbero arrivati a questa follia». «La demolizione – continua Saraçi – ha gettato al suolo non solo l’edificio ma tutto la ricchezza e la memoria del Teatro Nazionale e quello Sperimentale. Quindi, senza entrare in merito alla incostituzionalità e alla corruzione di cui si parla, con l’abbattimento del Teatro noi abbiamo perso non solo una grande opera, molto importante ma assieme ad essa la storia di ottant’anni. A mio avviso, questo non è solo un attentato alla cultura, alla storia e all’eredità di questa città ma è un attentato alla Democrazia. Sono ancora scioccata dall’accaduto e non sto riuscendo a riprendermi. Oggi sono passata da quelle parti ma non ho avuto la forza e il coraggio di girare la testa. Era ed è tutt’ora davvero molto doloroso!».

Non è la prima volta che i cittadini si sono scontrati con il governo in difesa del Teatro Nazionale, in difesa della proprietà pubblica e della democrazia. Il Teatro era uno dei monumenti più importanti dell’Albania ma anche dell’Europa. Oggi le proteste continuano non solo per il teatro che non c’è più ma anche per il pericolo di “un ritorno della dittatura”. Tutto questo accade sotto gli occhi dell’Europa ed io come cittadina europea mi chiedo: “Dov’è l’Europa?!”.

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