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Il rifiuto del carbone per ArcelorMittal

Il porto di Brindisi e l’occasione mancata

  • Mercoledì, 11 Settembre 2019
Il porto di Brindisi e l’occasione  mancata

La polemica è subito scomparsa dalle pagine dei giornali, ma a Brindisi e tra gli addetti ai lavori resta l’amaro in bocca per l’occasione mancata con il rifiuto di movimentare, temporaneamente, attraverso il suo porto il carbone per il siderurgico di Taranto. Il parere di Tito Vespasiani, dell’Autorità portuale.

di Alberta ESPOSITO

Lavoro e ambientalismo un ossimoro solo per Brindisi. Dopo il no categorico del sindaco Riccardo Rossi alla proposta di ArcelorMittal, l’azienda ha cercato altrove un porto che permettesse lo sbarco provvisorio del carbone necessario per non fermare la produzione del siderurgico tarantino. A Brindisi resta l’amaro in bocca per l’occasione mancata e la comunità rimane divisa tra chi ha appoggiato il rifiuto aprioristico per salvaguardare l’ambiente e chi invece, come gli operatori portuali e l’Autorità portuale, hanno visto in questo rifiuto solo una mancata opportunità.

«Riguardo alle movimentazioni portuali di ArcelorMittal a Brindisi ci saremmo aspettati dalla politica una disamina e un approfondimento preventivo e che avesse fornito i dati reali prima di dichiarare guerra alle attività portuali su merci non destinate a Brindisi», sostengono al comitato degli Operatori portuali salentini (Ops). «In tutti i porti – sostengono i lavoratori portuali – vengono quotidianamente movimentate merci di ogni tipo, le attività sono regolamentate da leggi e ordinanze e la tutela ambientale è mantenuta come caposaldo. Questioni politiche relative a scelte per il territorio e per gli impianti produttivi non possono essere confuse con le movimentazioni portuali».

La preoccupazione per i lavoratori del settore è l’impatto dannoso che questa scelta avrà sulle attività portuali di Brindisi già in profonda crisi. Per i portuali quel rifiuto mette a rischio migliaia di posti di lavoro per la paura delle conseguenze ambientali che, comunque, non ci sarebbero state se nell’esecuzione dell’attività di movimentazione del carbone si fossero rispettate le disposizioni e leggi ambientali esistenti. Continuando la sua sottoutilizzazione purtroppo, è un dato di fatto, il porto di Brindisi viene sempre più oscurato dai porti di Bari e Taranto, che grazie alle tonnellate di merci che vi transitano, riescono a mantenere un ruolo strategico nei corridoi internazionali e di leader nel panorama mediterraneo.

Agli operatori portuali si aggiunge anche il segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, Tito Vespasiani, il quale premette che il territorio brindisino è privo di materie prime e come tale ha la necessità di importarle via mare attraverso il suo porto. Secondo Vespasiani, dire no alla proposta di ArceloMittal significa privare il porto di Brindisi della sua funzione.
«Esistono porti che costituiscono il nodo fondamentale per le economie industriali dei rispettivi retroterra – spiega il segretario generale Vespasiani, elencando i porti italiani nei quali sicurezza\opportunità non costituiscono un ossimoro −. Soltanto per fare un esempio, il porto della civilissima Ravenna è il cardine del sistema industriale dell’Emilia Romagna e attraverso di esso vengono sbarcate milioni di tonnellate di materie prime di ogni genere, fertilizzanti, inerti, sostanze chimiche nocive liquide e solide, carbone e minerali ferrosi e non ferrosi alla rinfusa. Il carbone viene sbarcato in grandi quantità da Porto Torres a Porto Empedocle, da Ravenna a Civitavecchia, da Venezia a Livorno, carbone per finalità energetiche (diretto a centrali) e per finalità industriali (diretto ad acciaierie e a cementifici). Molti porti movimentano in sicurezza ingenti quantitativi di merci pericolose solide e liquide ed anche rifiuti: insomma quantitativi significativi di merce “sporca“ o non desiderabile vengono gestiti, perché vi è l’esigenza di alimentare il sistema industriale, e ciò nel pieno rispetto della normativa internazionale e nazionale e sotto la vigilanza degli organi di controllo. Parte di questo traffico, penso ai sottoprodotti del ciclo industriale (ad esempio i rottami ferrosi e altri scarti), è ritenuto virtuoso da quasi tutte le organizzazioni ambientaliste, perché su di esso si basa l’economia circolare: il rifiuto di qualcuno diviene materia prima per altri».

La scelta più saggia per Brindisi, per l’ambiente e per i lavoratori sarebbe stata conciliare le esigenze produttive con quelle di tutela della sicurezza e dell’ambiente, individuando corretti sistemi di gestione della movimentazione, e, nello stesso tempo, garantendo, attraverso l’uso di adeguate tecnologie, la sicurezza dei lavoratori e la salvaguardia ambientale. Il segretario Vespasiani, entrando nello specifico, spiega come la merce in questione non risulti in alcun modo nociva né per l’uomo né per l’ambiente. «Il minerale di ferro proveniente dal Sud Africa è un prodotto non pericoloso, secondo la vigente normativa nazionale e internazionale: non infiammabile, non esplosivo, non solubile nell’acqua; non emana vapori pericolosi o odori nauseabondi; non è classificato CLP (sistema internazionale per l’etichettatura delle merci pericolose) e non ha restrizioni REACH. La densità di 5 grammi al cm3 lo rende particolarmente pesante e quindi anche in caso di dispersione nell’atmosfera delle parti più fini, è verosimile la ricaduta a pochi metri dal sito, all’interno quindi dell’area operativa. La merce viene sbarcata a diversi chilometri dalle zone urbane brindisine ed è pertanto molto improbabile che le polveri possano giungere in città o in aree residenziali».

Una scelta, dunque, dannosa per i lavoratori portuali brindisini che hanno perso un’occasione lavorativa importante. E Vespasiani sottolinea che, qualsiasi fosse stato il contesto, non si può affrontare un problema con posizioni ideologiche del tipo “sì a tutti i costi” o “no, non se ne parla nemmeno”. Ogni problematica va sviscerata e discussa in più aspetti, per poi giungere ad una soluzione che porti più benefici che danni. Ma, purtroppo per Brindisi, non è stato questo il caso.

(Nella foto Tito Vespasiani)

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