IL CORSIVO di Lino De Matteis

Il "me ne frego!" di mons. Seccia

  • Mercoledì, 09 Settembre 2020
Il "me ne frego!" di mons. Seccia

L'arcivescovo metropolita di Lecce, monsignor Michele Seccia, prende iniziative unilaterali, ignora e respinge al mittente i rilievi mossi dal ministero dei Beni Culturali sui ticket d'ingresso in alcune chiese della sua diocesi.

di Lino DE MATTEIS

Come per le luminarie di Dior in piazza Duomo, anche l'iniziativa del ticket d'ingresso in alcune chiese è stata decisa, a quanto pare, unilateralmente dall'arcivescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia, senza coinvolgere le istituzioni competenti e verificarne la fattibilità nel rispetto delle normative dello Stato italiano. Era già noto che per le luminarie di Dior la curia non aveva informato nei termini previsti la Soprintendenza, non dandole il tempo di poter esprimere un parere preventivo in merito, parere che, come ha poi fatto sapere la stessa Soprintendenza, sarebbe stato negativo.

Mentre si attende la risposta del ministro Franceschini ad una interrogazione parlamentare sulla vicenda Dior, si è avuta, nel frattempo, quella dello stesso ministero sulla questione-ticket che conferma la recidività dell'arcivescovo. Prima di entrare nel merito, infatti, il Ministero dei Beni Culturali ha fatto questa illuminante premessa: «L'introduzione di un ticket turistico ... rientra nell'ambito del progetto ... promosso unilateralmente e senza il coinvolgimento di altre istituzioni pubbliche dalla curia arcivescovile di Lecce».

All'arcivescovo Seccia non interessano i rilievi mossi dal Mibact, che ritiene che i ticket hanno «ribaltato la destinazione d'uso» delle chiese e che «lo sfruttamento economico per fini turistici non può prevalere sul culto». Rilievi respinti al mittente dal monsignore, che tira diritto e difende i ticket ("un servizio in più per il territorio") e rassicura i fedeli sulla fruibilità ("le chiese restano un luogo di culto"). Un sostanziale "me ne frego!" allo Stato italiano, cui Seccia anzi fa seguire il rilancio del progetto di LecceEcclesiae, gestito dalla cooperativa ArtWork: «andrà avanti nella certezza che oltre all'estensione dell'orario di apertura delle chiese, alla gestione ordinata e decorosa del flusso turistico, alle oltre trenta assunzioni, al reperimento di fondi per la manutenzione ed il restauro dei beni ecclesiastici, nuovi obiettivi possano essere raggiunti in un futuro non molto lontano».

Nulla osta a che l'arcidiocesi di Lecce assuma tutte le iniziative che ritiene, ma non si può aggirare, ignorandolo, il problema di fondo posto dell'interrogazione dei parlamentari grillini: il rispetto delle normative e il coordinamento con le istituzioni preposte. «Non si tratta di cacciare i mercanti dal tempio - commenta il senatore grillino Iunio Valerio Romano, primo firmatario dell'interrogazione insieme a Barbara Lezzi e Daniela Donno - ma di far ricadere nel giusto alveo iniziative che, se pur pregevoli nelle intenzioni e nei fini, devono trovare il corretto inquadramento giuridico all'interno di un sistema ordinamentale che valga per tutti, senza equivoche eccezioni».

La questione dello sfruttamento commerciale degli edifici di culto pone, infatti, un delicato problema di equilibrio con i privilegi fiscali, come spiega il sottosegretario Anna Laura Orrico nella risposta del ministero: «L'obbligo di pagare un ticket per l'accesso agli edifici sacri - scrive Orrico - presenta profili confligenti con il criterio di destinazione e apertura integrale al culto pubblico, che la normativa italiana considera requisito indispensabile affinché un immobile possa avere la qualifica di edificio destinato all'esercizio pubblico del culto cattolico, riconoscendo un peculiare regime giuridico strettamente connesso alla soddisfazione dei bisogni spirituali della popolazione».

Poiché, come ricordano dalla stessa curia, «altre città italiane a vocazione turistica già da anni sperimentano iniziative simili alla nostra», una soluzione ci sarà pure per Lecce, basta cercarla e individuarla, dialogando con le istituzioni preposte, evitando iniziative unilaterali e non concordate.

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