La Settimana Santa nel Salento

I riti tra spettacolo e tradizione

  • Lunedì, 15 Aprile 2019
I riti tra spettacolo e tradizione

Fortemente sentiti in tutto il Salento, da oggi si rinnovano ovunque i riti della Settimana Santa, tra esibizionismo individuale e spettacolarizzazione collettiva che non cancellano però la profonda devozione della popolazione.

di Ilenia FALCO

Entra nel vivo anche in Salento la Settimana Santa, con la sua lunga litania di riti antichi, articolati ed espressi secondo le variegate tradizioni dei diversi Comuni. Lo stesso sentimento religioso, per ricordare le ultime ore di Cristo e il dolore di sua Madre, viene rappresentato con caratteristiche e forme diverse, secondo la consuetudine locale. Manifestazioni che, talvolta, travalicano l’intimità della fede e rischiano di sfociare nell’esibizionismo individuale o nella spettacolarizzazione collettiva, che ha più il sapore del marketing turistico che non quello del raccoglimento devozionale. Tant’è che ad Ostuni, quest’anno, è stato assegnato ad un regista di valore come Edoardo Winspaere, il compito di mettere su la scenografia della passione di Cristo.

«Ho voluto immaginare una processione arbitraria ed eterodossa, non un allestimento storico», ha spiegato Winspeare, che punta ad un taglio “femminile”, un forte richiamo alle donne con il dolore della Madre, ma anche ad un Gesù nero, per ricordare l’immigrazione, e la xylella, per il dramma che stanno vivendo i coltivatori salentini. Una narrazione «nostra e contemporanea», sottolinea il regista, che metterà in scena la sua opera, domani e mercoledì prossimo, invadendo il centro storico della “Città bianca” con 300 figuranti in costume. Ostuni come scenario naturale dell’evento “Passione Madre”, darà vita a una suggestiva rievocazione storica degli ultimi giorni di Cristo, attraverso una rappresentazione teatrale che si snoderà sul palcoscenico urbano, tra piazza Cattedrale, le vie del centro e largo Stella.

Davvero in tutto il Salento si assiste in questi giorni all’esplodere di una profonda religiosità popolare. I riti della Settimana Santa, con il dramma della passione, morte e resurrezione di Cristo, diventano spettacolo partecipato e vissuto da tutta la comunità. La più importante manifestazione resta quella di Taranto, dove «nel solco della devozione secolare è segnata la tenacia e la resistenza del popolo», dice l’arcivescovo Filippo Santoro, che ricorda «il dono prezioso e chiaro della libertà». Il simulacro tarantino di Gesù morto è tra i più belli e suggestivi della Settimana Santa e, quest’anno, la statua restaurata verrà orgogliosamente riportata in processione. L’abbraccio popolare dei tarantini con le processioni rappresenta l’eterna via Crucis di una città difficile e controversa come Taranto. I volti di Cristo sulla croce e dell’Addolorata, oltre al dolore che rappresentano, per i tarantini invocano anche giustizia, prima di ogni perdono, per i disoccupati e per tutti quei cittadini, operai, bambini, che si sono ammalati e sono morti per colpa dell’inquinamento dell’Ilva.

Tra le antiche processioni salentine, ricche di fascino e di suggestione. Ci sono quelle che si svolgono a Gallipoli, con la processione dell’Addolorata, o a Francavilla Fontana, con i “pappamusci”, pellegrini penitenti che incappucciati e scalzi, tra il giovedì ed il Venerdì Santo, seguendo un percorso uguale da secoli, si recano in coppia nelle chiese della città per pregare sui Santi Sepolcri. Anche nei paesi della Grecìa salentina si rinnova il dolore e la passione di Cristo nel canto del popolo, con i “passiùna”, l’antica tradizione orale tramandata nei paesi dove si parla griko da molte generazioni. A Copertino il Comitato Venerdì Santo, un gruppo religioso di concittadini, esistente sin dalla fine del 1800, attraverso un percorso di riscoperta degli antichi usi e costumi, promuove lo spirito dei componenti, affinché si possa rivivere con maggiore partecipazione e devozione i riti della Settimana Santa, anche attraverso la venerazione di sacri simulacri realizzati in cartapesta da rinomati maestri salentini: quest’anno si aggiunge una nuova opera, l’ “Ecce Homo”, realizzata dal maestro leccese Francesco De Vita, rappresentante il Cristo nel momento dell’ostentazione denigratoria delle folle, per volontà di Pilato.

In quasi tutti i paesi salentini, dopo la Domenica delle Palme, i riti iniziano il lunedì e si protraggono fino al sabato, quando a mezzanotte, lo scampanio festoso e lo sparo dei fuochi d’artificio annunciano la resurrezione di Cristo.

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