Riflessioni di Giovanni Seclì

“Fratelli tutti” e “Lancet”

  • Lunedì, 11 Gennaio 2021
“Fratelli tutti” e “Lancet”

La “sindemia” covid impone una complessità di analisi e un modello sociale alternativo.

Giovanni Secli

di Giovanni SECLÌ

Un altro sguardo, un’altra prospettiva; un approccio plurifattoriale e non medicalmente riduttivistico; far tesoro della crisi sanitaria per un’alternativa sociale; ci si può salvare solo insieme e con una strategia complessa.
E’ il filo rosso tra l’enciclica “Fratelli tutti” e l’articolo su “Lancet” settembre 2020 “Covid 19 is not a Pandemic” di R. Horton redattore capo. “Sindemia” è il termine appropriato per Covid 19 , intorno al quale ruota il suo editoriale. Un concetto già elaborato dal medico-antropologo statunitense M. Singer, a partire dagli anni ’90 e da lui riproposto in diversi volumi e saggi. Per sindemia egli intende “la concentrazione e l’interazione deleteria di due o più malattie e di altre condizioni di salute, anche come conseguenze di condizioni di ineguaglianza sociale”. Quindi complessità, sinergia tra più fattori, non solo di tipo sanitario, alla base di uno scenario di alta gravità patologica e di vasto impatto sociale: come quello attuale. Più patologie e fattori eziologici strettamente correlati, interagenti con diversi processi di tipo genetico, nonché ambientali e sociali; senza i quali non è possibile comprendere la singola patologia pandemica, né prevenire almeno alcuni processi che la rendono terrificante per gli esiti prodotti.
Non basta quindi epidemia, né pandemia: questi definiscono solo la pervasività geografica di diffusione, ma non ne individuano la complessità. Non basta l’ospedalizzazione iper-specializzata, che è solo il livello terminale di un processo di cura e contrasto, carenti a monte e per varie cause; bisogna ripensare la medicina e insieme comprendere e aggredire i fattori sociali e ambientali. Il che comporta prevenire scenari patologici e sanitari che favoriscono, oggi più di prima, la diffusione di patologie infettive (ma non solo), particolarmente angoscianti per l’imponderabilità delle cause e per le strategie di contrasto richieste. Entrambe evocano e insieme impongono la radicale revisione del modello sociale e degli stili di vita egemoni: quindi relazioni, comportamenti, consumi consolidati e desiderabili , cui siamo assuefatti. Spesso non ci interroghiamo sulle loro ricadute, in termini individuali e collettivi, di breve e lungo periodo, di limitato o ampio impatto. Riecheggia l’insegnamento di I. Illich contro la medicalizzazione delle malattie e anche della società!
“Fratelli tutti” : “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte le nostre agende e priorità, i nostri progetti” (par. 32) “Passata la crisi sanitaria la peggiore reazione sarebbe quella di ricadere in un febbrile consumismo” , ignorare le precarietà sanitarie , la necessità di “fare un salto verso un altro modo di vivere” (35): non basta far funzionare meglio quello esistente, ma cambiarne regole e sistemi: Se qualcuno non si rende conto di ciò “sta negando la realta” (7)
Analogo approccio di analisi e critica sistemica emerge dall’articlo di R. Horton, Ovviamente più declinato nel linguaggio medico-scientifico, ma che tira in ballo comunque l’inadeguatezza di un approccio esclusivamente tale: riduttivo rispetto all’esigenza, anzi, alla prescrittività di rapportarsi al Covid 19 non solo come malattia infettiva, riconducibile alle antiche pestilenze. “La combinazione di queste malattie infettive su uno sfondo di diseguaglianza sociale ed economica, accentua gli effetti negativi di ogni singola malattia (non trasmissibile). Covid 19 non è pandemia ma sindemia” “Considerare Covid 19 come sindemia è sottolinearne le origini sociali. La ricerca di una soluzione solo biomedica a Covid 19 -non basta interrompere le linee di trasmissione del virus per controllarlo- non avrà successo”. Occorre una visione più ampia che comprenda parametri e diritti quali istruzione, lavoro, alloggio, cibo, ambiente, considerate concause della diffusione degli effetti nefasti della virosi. Pertanto occorre la consapevolezza della complessità e dell’interdipendenza tra processi virali e sociali ed operare di conseguenza.
La maggiore pervasiva morbilità e mortalità del virus in persone in età avanzata (il contrario era per la spagnola) è variabile dipendente del criticizzarsi di altre patologie precedenti, non di rado per fattori socio-economici. L’ospedalizzazione è spiazzata, nella sua salvifica prospettiva terapeutica, anche perché spesso arriva in ritardo, rispetto ad una medicina di base che prevenga, assista, curi le altre concause patologiche, non avulse da fattori socio-economici
In tandem Francesco ed Horton –il messaggio etico e l’approccio scientifico- propongono una strategia più complessa della semplice medicalizzazione: non basta la cura, ma occorre “prendersi cura”. Cioè impedire gli squilibri sociali e ambientali , le discriminazioni e disuguaglianze riconducibili ad un modello di società liberista di mercato: peraltro messo in discussione anche dal rilancio del ruolo statale e della dimensione pubblica nelle attuali strategie antipandemiche.

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