FONDI EUROPEI/Intervento di Antonio Costa

Esaltare il made in Italy e Salento

  • Mercoledì, 13 Gennaio 2021
Esaltare il made in Italy e Salento

La ripresa economica richiede che le risorse siano spese bene sui territori di periferia, come il Salento, con potenzialità ancora non espresse. Non si può sbagliare. Un errore costerebbe caro al nostro Paese.

di Antonio COSTA*   

Dopo la Brexit, si è tentati di pensare che il Regno Unito abbia dimostrato all’Europa che si possa stare in piedi anche fuori dall’Unione Europea e che gli effetti negativi (non banali) derivanti dall’uscita stessa possano essere in parte compensati da altri positivi (anche questi non scontati). Comunque fa riflettere che il vaccino per prevenire il virus Covid-19 sia stato messo a disposizione prima ai cittadini del Regno Unito e solo successivamente ai cittadini Europei. Chi scrive non è animato da sentimenti antieuropeisti - senza l’Europa anche al Regno Unito gli affari non andrebbero così bene - ma si dovrebbero certamente difendere maggiormente le nostre peculiarità Italiche, il nostro settore industriale, soprattutto le aziende strategiche, le nostre banche di territorio, il nostro mondo agricolo, i nostri prodotti.
In nome delle regole sulla concorrenza, in alcuni momenti, si è distratti quando una grande industria Italiana FCA (oggi in procinto di fondersi con altro colosso mondiale PSA) cambia sede spostandosi in una altra nazione, quando sembra che una fusione tra banche risolva i problemi di competitività, quando con tanta semplicità si consente in Italia l’imbottigliamento dell’olio proveniente dalla Tunisia o dalla Spagna salvo poi ad apparire un olio del nostro territorio sulle tavole degli Italiani.
L’Italia ha aziende industriali strategiche che non può più consentire che passino nel silenzio in mani straniere, ha banche popolari e di credito cooperativo che rappresentano una ricchezza per i territori di periferia, ha potenzialità per il rilancio del settore agricolo (negli ultimi decenni in forte contrazione), ha peculiarità uniche in chiava turistica, ha potenzialità per la ripresa del settore artigianale, in particolare, del settore manifatturiero. Deve credere in una strategia per la risalita della china del prodotto italico.
Con riferimento al sistema bancario nazionale, ad esempio, si consideri che in Italia la piccola dimensione degli Istituti di credito è vista da taluni come un “problema” da superare con le aggregazioni. Si dimentica così che la banca del territorio è fondamentale nel Mezzogiorno dove le imprese hanno per lo più una dimensione piccola e quelle banche radicate localmente riescono a focalizzare la loro azione su dette imprese ed a supporto dell’economia locale. Si pensi che in Germania, principale Paese trainante dell’economia dell’Unione Europea, si è mantenuto l’assetto di un sistema di banche in cui è preponderante la presenza di Casse di risparmio e di Banche piccole e minori, omogeneamente suddivise nel territorio, ritenendole un valore da salvaguardare strenuamente.
Senza entrare nelle dinamiche concorrenziali chi scrive si permette poi di fare un plauso a provvedimenti come quello (decreto di agosto, poi modificato con una recente legge di conversione) che ha fortemente voluto per le aziende della ristorazione, per le mense, per attività di catering, per strutture alberghiere (limitatamente alla attività di ristorazione) che abbiano subito un calo di fatturato nei mesi caldi della pandemia un contributo a fondo perduto fino a euro 10.000 da utilizzare per l’acquisto di prodotti agroalimentari e vitivinicoli anche Dop e Igp. Come dire “difendiamo i nostri prodotti.” Il messaggio è chiaro. La somma messa a disposizione delle imprese della filiera della ristorazione sarà dunque destinata all’acquisto dei prodotti made in Italy. E’ evidente in questo modo il sostegno al settore Italiano delle imprese agricole, dell’agroalimentare e della pesca. Ed anche alle nostre aziende salentine.
Il dibattito di questi giorni sul corretto uso delle risorse finanziarie provenienti dall’Europa non è banale. Anche il Salento può beneficiare di fondi provenienti dall’Europa per cambiare pelle. Brindisi, Lecce e Taranto potrebbero essere interessate da progetti di sviluppo in chiave infrastrutturale e dei trasporti ad esempio finalizzati alla esaltazione delle proprie peculiarità turistiche e della mobilità sostenibile. Progetti nella direzione dell’edilizia scolastica, delle Università, potrebbero esaltare la centralità della cultura e della ricerca ed indirettamente aiutare la ripresa del settore edile. Ancora, soltanto a titolo esemplificativo, investimenti nel settore della Sanità e della Sicurezza potrebbero esaltare le specificità del territorio che apparirebbe sempre più efficiente anche in questi settori.
La canalizzazione di una parte delle risorse comunitarie verso progetti di riqualificazione ambientale potrebbero ridare al Salento una immagine forte da spendere anche in chiave di “prodotto Salento” già martoriato negli ultimi anni dall’inquinamento, dalla Xilella ed ora anche dalla Pandemia Covid-19. O infine la destinazione di una parte delle risorse verso gli investimenti di efficientamento energetico certamente rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per tutto il comparto dell’edilizia.
Le risorse del Next Generation UE (pacchetto per la ripresa da Covid-19) andranno restituite; non sono un regalo della Unione Europea. Andrebbero dunque utilizzate in modo attento e puntuale per rispondere alle sofferenze che ci sono e che emergeranno nei prossimi mesi in termini di perdita di posti di lavoro anche nel nostro Salento.
La futura ripresa economica potrebbe essere accelerata se le stesse risorse fossero spese bene su tutti i territori di periferia (come il nostro) con tante potenzialità ancora non espresse. Da qui l’attenzione che va posta costantemente sul tema del loro utilizzo. Non si può sbagliare. Un errore costerebbe caro al nostro Paese.
L’Italia dovrà dunque sempre più utilizzare le risorse finanziarie in modo oculato e finalizzato agli obiettivi strategici oltre che ad incoraggiare i giovani ad avviare le start-up innovative.

*Professore di Economia Aziendale
Università del Salento

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