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Emiliano perde la bussola del civismo

  • Giovedì, 09 Maggio 2019
Emiliano perde la bussola del civismo

Col caso Di Gioia, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, resta vittima del suo civismo rampante, non controlla più i civici suoi “arruolati” che arrivano a sostenere pubblicamente la Lega di Salvini pur restando assessori della sua giunta di centrosinistra.

di Lino DE MATTEIS

A furia di sparigliare sia la coalizione che lo ha eletto sia quelle dei suoi avversari, il governatore pugliese non riesce più a controllare l’armata brancaleone che si sta costruendo per la sua elezione alle prossime regionali del 2020. La sua è ormai una strategia precisa e conclamata: «Il centrosinistra è una formula vecchia, andata, che si sta evolvendo». E lui ha deciso che si sta evolvendo verso destra. Da qui una lunga serie di arruolamenti a suon di incarichi ad esponenti di centrodestra, come Simeone di Cagno Abbrescia, nominato al vertice dell’Acquedotto pugliese, o Massimo Cassano, posto alla guida dell’agenzia del lavoro Arpal.

Accordi di potere e intese personali, senza linee politiche programmatiche che cerchino di coinvolgere la base moderata e centrista dell’elettorato pugliese. Glielo ha detto chiaramente il deputato forzista barese Francesco Sisto, respingendo le profferte collaborative che Emiliano a provato a rivolgere anche a lui. «Lancio anche all’onorevole Sisto un grande appello all’unità programmatica – lo ha corteggiato Emiliano – la cosa importante è: cosa vogliamo fare insieme?». Ma la risposta di Sisto lo ha gelato: «Un discorso pericolosamente qualunquista che serve solo ad autolegittimarsi. Io respingo innanzi tutto culturalmente questo appello, perché non credo alla politica senza idee. Il discorso di Emiliano mi ha terrorizzato, di una disinvoltura e di una pericolosità istituzionale assoluta, al limite del comico».

Qualunquismo, sì. Non si può definire altrimenti quanto è avvenuto col suo assessore all’Agricoltura, il foggiano Leo Di Gioia, che ha dichiarato che alle europee sosterrà il candidato della Lega di Salvini, Massimo Casanova. Quale altro termine si può usare per definire il comportamento di un assessore di una giunta di centrosinistra che sostiene un leghista. Ma ancora più surreale è il tacito silenzio del governatore Emiliano, che, a quanto pare, è disposto ad ingoiare il rospo pur di non perdere i voti di Di Gioia alle regionali. Un rospo proprio indigesto se, appena l’11 febbraio scorso, il governatore pugliese scriveva in un post su Facebook: «La Puglia non torna indietro, il nostro avversario sarà Salvini e il suo neo-autoritarismo di estrema destra che sta smantellando il M5s e la sinistra».

Per ora nessuna espulsone dell'assessore Di Gioia da parte di Emiliano, che, dopo un lungo silenzio, tenta di prendere le distanze con un giustificante: «Si può anche avere un momento di cedimento, ma bisogna evitare poi di insistere». «Sinceramente - precisa Emiliano - io credo che sia necessario da parte di ciascuno adoperare con grande rispetto e prudenza. Noi siamo impegnati come amministrazione regionale sulle questioni dei diritti delle persone, dei migranti, siamo antifascisti, siamo attenti alla persona umana e tutto questo evidentemente deve essere accettato da chiunque  fa parte di questo progetto di governo».

Il problema vero è che il comportamento dell’assessore regionale Di Gioia viene legittimato di fatto dalle aperture agli esponenti di destra fatte dallo stesso Emiliano. Se da una parte sembra sfuggire a qualsiasi logica di razionalità politica quanto sta succedendo, in realtà questo risponde ad una strategia ben precisa del governatore pugliese, che, non più iscritto al Pd, sta tessendo la sua rete di rapporti personali per assicurarsi la sua rielezione alle prossime regionali. In questo caso, come sosteneva giorni fa il direttore del “Nuovo Quotidiano di Puglia”, Claudio Scamardella, “civismo” fa rima con “qualunquismo” e il qualunquismo, aggiungiamo noi, è il brodo di coltura del fascismo.

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