TURISMO/ Intervento di Fabio Caffio

Crociere, il Grande Salento non fa squadra

  • Mercoledì, 09 Settembre 2020
Crociere, il Grande Salento non fa squadra

«Viene da pensare che non fossero del tutto sbagliate le valutazioni di chi aveva pensato di aggregare in un’unica Autorità di sistema Taranto e Brindisi, ben conscio che così Taranto non sarebbe rimasta isolata e Brindisi non avrebbe  ridotto i suoi traffici passeggeri a beneficio di Bari».

di Fabio CAFFIO

Con la sosta a Bari della “Costa Deliziosa”, lo scorso 7 settembre sono riprese, in Puglia, le crociere. La nave, oltre che nel capoluogo di Regione, sede dell’Autorità di sistema portuale del Mar Adriatico meridionale, ha fatto tappa a Brindisi, un tempo fiorente scalo marittimo, oggi porto che ha perso traffico a beneficio di Bari. Nel 2018, a Bari, secondo Brindisireport, i passeggeri delle navi da crociera sono stati 572.906, con una crescita di 175.318 unità (+ 44,1%) a fronte di 104.000 di Brindisi (- 4,5%).
Le escursioni crocieristiche, durante le soste a Bari, sono ad Alberobello, Castel del Monte, Grotte di Castellana e Matera (nonostante la distanza di 60 km); a Brindisi sono Lecce, Ostuni, Otranto e Gallipoli (nonostante la distanza di 80 km).
Tutto bene, dunque ? Apparentemente si, considerando che da Brindisi si possono visitare tutte le più importanti località salentine. Ma resta aperto il discorso sul mancato scalo di queste navi da crociera a Taranto che del Salento (o meglio, del Grande Salento) fa parte a pieno titolo. La “Costa Deliziosa” ha invece sostato a Corigliano Calabro, simpatica località costiera, ma priva di attrazioni turistiche specifiche, escludendo quindi Taranto dal suo circuito crocieristico. Non sappiamo a quale logiche risponda una sosta in una piccola località balneare della Calabria. Potremmo però pensare che Taranto non fosse gradita all’operatore crocieristico. In realtà, si tratta forse di un’assenza di dialogo tra Autorità portuali differenti che, appunto, non fanno sistema tra loro.
Proprio per questo motivo, Taranto ha dovuto far da sola correlandosi con operatori non italiani come il Gruppo Marella Cruises: per il 2020 si stimava l’arrivo di 11 navi con un massimo di 14.000 passeggeri, ma i numeri sono soggetti a riduzioni per la pandemia. Va dato merito a Comune ed Authority di essersi dati da fare, partendo quasi dallo zero degli anni passati. Eppure Taranto con il suo Museo Archeologico, Castello Aragonese e Mar Piccolo con annessi allevamenti di mitili e citri d’acqua dolce è una località che ha le sue attrattive, nonostante la cattiva fama cucitagli addosso dall’inquinamento dell’acciaieria.
Il punto è che Taranto può essere anche un porto da cui organizzare escursioni nel Grande Salento. Viene subito da pensare alle vicine località di Martina Franca e Grottaglie, ma anche di Manduria con le sue eccellenze enologiche che tanto possono attirare i turisti stranieri. Da considerare poi che Matera si raggiunge da Taranto in tempo non superiore che da Bari. Nulla impedirebbe inoltre di visitare, durante la sosta a Taranto, Porto Cesareo e la stessa Gallipoli. Tra l’altro a Gallipoli si potrebbe agevolmente arrivare da Taranto in aliscafo in meno di un’ora.
Potremmo dire dunque, con una metafora, che anche per le crociere, Bari troneggia in Puglia, avvalendosi dei suoi poteri di…divide et impera. Viene da pensare, allora, che non fossero del tutto sbagliate le valutazioni di chi aveva pensato di aggregare in un’unica Autorità di sistema Taranto e Brindisi, ben conscio del fatto che così Taranto non sarebbe rimasta isolata e Brindisi (che ora fa parte della Authority barese) non avrebbe ridotto i suoi traffici passeggeri a beneficio di Bari.

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