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LECCE/ Risposta all’interrogazione dei grillini

Chiese, il Mibact bacchetta il ticket d’ingresso

  • Martedì, 08 Settembre 2020
Chiese, il Mibact bacchetta il ticket d’ingresso

Con il «ticket per l'ingresso alle 4 chiese leccesi… si potrebbe rilevare un sostanziale ribaltamento delle destinazioni d'uso degli edifici, per i quali sembra prevalere lo sfruttamento economico della dimensione turistico-culturale rispetto all'originaria funzione cultuale».

Di seguito la risposta integrale del Ministero dei Beni Culturali all'interrogazione presentata dal senatore M5s Romano ed altri in merito al ticket turistico per l'ingresso in quattro chiese di Lecce (Duomo, Santa Croce, San Matteo e Santa Chiara) previsto nell'ambito del progetto "LeccEcclesiae - Alla scoperta del Barocco" e affidato dall'Arcidocesi ad "ArtWork", società cooperativa sociale con sede a Lecce.

Risposta all'interrogazione n. 4-02343
Fascicolo n.75
RISPOSTA. - L'introduzione di un ticket turistico per l'ingresso in 4 chiese della città di Lecce rientra nell'ambito del progetto "LeccEcclesiae — Alla scoperta del Barocco", promosso unilateralmente e senza il coinvolgimento di altre istituzioni pubbliche dalla curia arcivescovile di Lecce. La realizzazione dell'iniziativa è stata affidata ad "ArtWork", società cooperativa sociale con sede a Lecce, che per le attività previste nel progetto ha impegnato circa 30 risorse umane. Nello specifico l'iniziativa ha coinvolto, oltre al palazzo dell'antico seminario e al museo diocesano (per i quali è ordinariamente previsto l'acquisto di un titolo di ingresso), 4 edifici regolarmente aperti al culto, ovvero la cattedrale di santissima Maria Assunta, la basilica di santa Croce, la chiesa di san Matteo e la chiesa di santa Chiara, tutti di proprietà della stessa curia. A differenza di quanto riportato nel testo dell'interrogazione, non rientra invece tra i beni interessati la chiesa di sant'Irene, immobile di proprietà comunale.
L'obbligo di pagamento del ticket è stato limitato al periodo di maggior afflusso turistico, a partire dal 13 maggio e fino al 31 ottobre 2019. In questo lasso temporale, affidando alla cooperativa ArtWork i servizi di bigliettazione, sorveglianza e prima accoglienza, la curia leccese, secondo quanto dichiarato, ha potuto estendere gli orari di apertura degli edifici di culto, rendendoli fruibili ininterrottamente dalle ore 9:00 alle ore 21:00 nell'arco di tutti i giorni della settimana; nei restanti mesi le stesse chiese sono aperte continuativamente e senza la previsione di un ticket dalle ore 9:00 alle ore 18:00.
Secondo le dichiarazioni rilasciate in occasioni pubbliche e sulla base di quanto si può leggere ad oggi sul sito web ufficiale del progetto, sarebbe nelle intenzioni della curia leccese replicare la bigliettazione in concomitanza con le future stagioni estive e nei periodi in cui mediamente si registrano maggiori presenze turistiche nella città.
Le tariffe, che coprono unicamente l'accesso ai luoghi (non sono inclusi nel prezzo servizi di visita guidata, audioguida o altre forme di assistenza alla fruizione, da acquistare separatamente e autonomamente), sono differenziate in base al percorso di visita, oltre che per differenti categorie di utenza (per il singolo visitatore adulto il biglietto va dal massimo di 9 euro al minimo di 3 euro). Per il turismo organizzato dagli operatori professionali è prevista una tariffazione differenziata rispetto all'utenza privata, articolata in modo da contemperare le esigenze dei gruppi e delle loro guide turistiche. Sono previste riduzioni (minori, gruppi scolastici e utenti convenzionati) e gratuità per sacerdoti, seminaristi, bambini sino a 12 anni non compiuti, disabili e accompagnatori, giornalisti, direttori tecnici di agenzie di viaggio, guide turistiche, accompagnatori turistici, docenti accompagnatori di gruppi scolastici, studenti universitari delle facoltà di architettura, storia dell'arte, beni culturali e dell'accademia delle belle arti.
La vendita dei biglietti è effettuata attraverso due canali: fisico, presso la biglietteria appositamente allestita all'ingresso del palazzo dell'antico seminario in piazza del Duomo; online, con due canali differenziati dedicati rispettivamente ad utenti ordinari e tour operator. Riduzioni e gratuità possono essere richieste tuttavia solo presso la biglietteria fisica.
Al fine di contemperare le iniziative messe in atto con le esigenze dettate dall'apertura al culto degli edifici, la curia ha previsto la possibilità per tutti i cittadini residenti nella diocesi di Lecce di accedere gratuitamente alle chiese incluse nell'iniziativa. Tale possibilità è subordinata al possesso di specifico ticket, rilasciato previa esibizione presso la biglietteria di un documento d'identità attestante l'effettiva residenza.
Per le medesime motivazioni, durante le funzioni religiose la curia ha deciso di inibire la fruizione delle chiese ai turisti, lasciandole accessibili ai soli fedeli. A tal uopo, sul sito web del progetto è reso disponibile il calendario delle celebrazioni liturgiche, in modo da consentire ai turisti di programmare la propria visita. La curia ha specificato che permane la possibilità per chiunque e in qualsiasi momento di accedere all'edificio e pregare presso un altare dedicato, appositamente individuato in ogni chiesa, previa comunicazione agli addetti al controllo degli ingressi.
Dal regolamento di accesso, che prevede in via generale un ticket per l'ingresso alle 4 chiese leccesi, individuando specifiche eccezioni alla norma generale, si potrebbe rilevare un sostanziale ribaltamento delle destinazioni d'uso degli edifici, per i quali sembra prevalere lo sfruttamento economico della dimensione turistico-culturale rispetto all'originaria funzione cultuale. Va tuttavia specificato che, dal punto di vista strettamente giuridico, l'accesso gratuito per finalità turistiche ai luoghi di culto non costituisce un diritto esigibile nei riguardi dei responsabili della loro gestione, essendo tutelato il solo diritto dei fedeli di partecipare alle funzioni liturgiche (canone 1221) e l'esercizio della pietà. È invece demandata ai soggetti responsabili della gestione delle singole chiese la possibilità di regolamentare la disciplina di accesso per gli usi diversi, prevedendo quindi che l'ingresso possa anche non essere gratuito per finalità turistico-culturali, senza che ciò si traduca in una lesione del diritto di accesso dei fedeli.
Va altresì rilevato che l'obbligo di pagare un ticket per l'accesso agli edifici sacri presenta profili confliggenti con il criterio di destinazione e apertura integrale al culto pubblico che la normativa italiana considera requisito indispensabile affinché un immobile possa avere la qualifica di edificio destinato all'esercizio pubblico del culto cattolico, riconoscendo un peculiare regime giuridico strettamente connesso alla soddisfazione dei bisogni spirituali della popolazione.
L'art. 9, comma 2, del decreto legislativo n. 42 del 2004 rinvia la disciplina relativa ai beni culturali di interesse religioso alle norme di derivazione pattizia e in particolare alle intese concluse ai sensi dell'articolo 12 dell'accordo di modificazione del Concordato lateranense firmato il 18 febbraio 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 25 marzo 1985, n. 121. L'accordo stabilisce che gli organi competenti della Repubblica italiana e della santa Sede si impegnano a concordare opportune disposizioni per la salvaguardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche, al fine di armonizzare l'applicazione della legge italiana con le esigenze di carattere religioso.
In tempi più recenti l'intesa tra lo Stato italiano e la CEI relativa alla tutela dei beni culturali di interesse religioso appartenenti a enti e istituzioni ecclesiastiche del 26 gennaio 2005, resa esecutiva con il decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 2005, n. 78, ha ribadito che l'accesso e la visita di beni culturali mobili e immobili sono garantiti e che, ove si tratti di edifici aperti al culto o di beni mobili collocati in detti edifici, sono consentiti nel rispetto delle esigenze di carattere religioso. A tal fine possono essere definiti orari e percorsi di visita in base ad accordi tra i soprintendenti competenti per materia e per territorio e gli organi ecclesiastici territorialmente competenti.
La garanzia del libero ingresso ai luoghi di culto per tutti i cittadini, al di là del loro status di turisti o fedeli, sembra peraltro emergere anche nei più recenti orientamenti della CEI. Già nella nota del 2003 "I turisti nelle chiese. Un'accoglienza generosa e intelligente" è ribadito in via generale il principio dell'ingresso gratuito ai luoghi di culto, a tutela della loro destinazione primigenia, limitando la possibilità di introdurre un ticket solo in casi del tutto eccezionali, in via temporanea, dopo attenta valutazione, e comunque con l'esclusione delle chiese cattedrali. Tra gli elementi oggetto di valutazione discrezionale rientra la possibilità di offrire, a fronte della corresponsione di un ticket, l'apertura in orari più estesi rispetto all'ordinario, garantendo tanto la funzione primaria del culto (e quindi le esigenze dei fedeli), quanto la disponibilità di un'offerta turistico-culturale più ampia, come nel caso in esame.
Da ultimo nel 2012 il consiglio episcopale permanente della CEI ha emanato una nota pastorale, avente solo valore di indirizzo e quindi giuridicamente non vincolante, intitolata "L'accesso nelle chiese", nella quale si ribadisce che, stante la primaria e costitutiva destinazione delle chiese alla preghiera liturgica e individuale, sono ospiti graditi tutti coloro che desiderano entrarvi per pregare, per sostare in silenzio, per ammirare le opere d'arte.
L'ingresso libero e gratuito dovrebbe costituire la regola, derogabile in casi eccezionali, pur garantendo sempre e comunque la possibilità dell'accesso gratuito a quanti intendono recarsi in chiesa per pregare e ai residenti nel territorio comunale. La ratio, ribadita ancora una volta, appare quella di considerare come prevalente la finalità cultuale su quella culturale-turistica, circoscrivendo la possibilità di sottrarre l'edificio alla libera fruizione della collettività a limitate e motivate eccezioni.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e per il turismo
ORRICO
(5 agosto 2020)

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Di seguito l'interrogazione integrale presentata, il 22 ottobre 2019, dal senatore M5s Romano ed altri.

Atto n. 4-02343
Pubblicato il 22 ottobre 2019, nella seduta n. 157
Risposta pubblicata

ROMANO, GRANATO, MININNO, MATRISCIANO, NOCERINO, CAMPAGNA, ROMAGNOLI, GUIDOLIN, AUDDINO, LEONE, ORTIS, DI MARZIO, ANGRISANI, DONNO, L'ABBATE, LEZZI, LANZI, ACCOTO, MAUTONE, MARINELLO, GARRUTI, GALLICCHIO, MORONESE, PIARULLI

- Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. -
Premesso che secondo quanto risulta all'interrogante:
la curia di Lecce ha istituito un ticket turistico per l'accesso alle principali chiese della città (Cattedrale, Sant'Irene, San Matteo e Santa Croce);
l'imposizione di un ticket per visitare le principali chiese della città impatta, tanto sul cittadino, quanto sui turisti;
il provvedimento della curia leccese limita la piena fruibilità di spazi pubblici e l'accesso a beni di interesse storico e culturale, edificati con soldi della collettività e che alla collettività appartengono;
l'iniziativa non appare compatibile con il ruolo di snodo turistico e culturale che il Salento e la città di Lecce, in particolare, rivestono, sia per il costo imposto, sia per le modalità di acquisto e l'accessibilità ai luoghi di culto;
tale iniziativa segna un vulnus rispetto all'operatività del principio del libero e gratuito accesso agli edifici sacri, da sempre proprio della tradizione della Chiesa cattolica in Italia e che, globalmente considerata, presenta profili di contrasto, o se si preferisce di dubbia compatibilità, sia rispetto a basilari e irrinunciabili esigenze di natura religiosa e pastorale, sia rispetto alla normativa italiana sulle chiese aperte al culto pubblico, la quale tutela la primaria finalizzazione degli edifici sacri alle esigenze cultuali;
l'introduzione del ticket, pur giustificata e, secondo alcuni, resa necessaria da molteplici esigenze, primariamente legate alla conservazione e alla custodia degli edifici sacri interessati, comporta una sorta di "musealizzazione" degli edifici sacri più importanti della città;
lo stesso Consiglio episcopale permanente della CEI, nel gennaio del 2012, ha emanato una nota pastorale dal titolo "L'accesso nelle chiese", con la quale i vescovi italiani hanno richiamato all'osservanza del principio, appartenente alla risalente tradizione italiana, dell'accesso libero e gratuito nelle chiese aperte al culto, in modo che delle stesse sia posta in risalto "la primaria e costitutiva destinazione alla preghiera liturgica e individuale";
con riguardo all'ordinamento giuridico italiano, l'obbligo del pagamento di un biglietto per l'accesso agli edifici sacri sembra apertamente contrastare con la normativa sulle chiese aperte al culto pubblico, la quale prevede e salvaguardia espressamente la funzione sociale degli edifici sacri, riconoscendo ai medesimi un peculiare regime giuridico teleologicamente connesso alla specifica finalizzazione di tali beni al servizio del culto e, dunque, alla soddisfazione del bisogno religioso della popolazione;
le leggi italiane subordinano invero la condizione di edificio di culto al requisito della apertura al culto pubblico dell'edificio medesimo. Requisito che viene a mancare, quantomeno parzialmente, nelle chiese che adottano il sistema della bigliettazione, nelle quali la possibilità di accesso (e, dunque, la fruibilità del bene e, con essa, la realizzabilità della funzione sociale) risulta condizionata al pagamento di un ticket;
da tale punto di vista, si può concordare con chi ha ritenuto che le richieste di pagamento per l'accesso nelle chiese monumentali (tanto nell'ipotesi in cui tali chiese siano di proprietà degli enti ecclesiastici, tanto in quella in cui siano ai medesimi concesse in uso gratuito o a fronte di un canone meramente ricognitorio, particolarmente ove appartenenti al Fondo edifici di culto) costituiscano violazione del dovere di conformare i rapporti con i pubblici poteri ai principi di correttezza e di buona fede oggettiva. Dovere che trova la sua fonte nella previsione dell'impegno alla reciproca (leale) collaborazione tra Stato e Chiesa, di cui all'art. 1 dell'Accordo di Villa Madama e alla cui osservanza anche gli enti ecclesiastici proprietari e/o gestori degli edifici di culto appaiono vincolati;
a parere degli interroganti una valida alternativa all'introduzione del ticket generalizzato potrebbe essere quella di prevedere un numero limitato di visite giornaliere a pagamento, con ingresso contingentato e accompagnamento di guide, fuori dagli orari di apertura della chiesa stabiliti dal rettore (lasciando, negli altri orari, l'ingresso libero e gratuito per tutti). In tal modo, non si creerebbero sovrapposizioni tra esigenze di natura cultuale e culturale. Gli stessi turisti sarebbero maggiormente liberi di visitare gli spazi sacri, senza doversi preoccupare di non arrecare fastidio ai fedeli e, al tempo stesso, si ricaverebbe una qualche forma di introito dallo sfruttamento in termini turistici del bene-chiesa, comunque utile per le molteplici esigenze connesse alla gestione e alla conservazione del medesimo (senza, però, ledere il diritto dei fedeli di frequentare liberamente le chiese in ragione della loro destinazione primaria e costitutiva),
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo valuti legittima e conforme alla legislazione vigente in materia di beni culturali l'iniziativa posta in essere dalla Curia leccese e, in caso contrario, che tipo di provvedimenti intenda adottare.

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