Centrodestra/ L'inchiesta dei magistrati

Case in cambio di voti, il sistema Lecce

  • Giovedì, 01 Novembre 2018
Case in cambio di voti, il sistema Lecce

L’inchiesta dei giudici di Lecce, che ha portato ad una decina di arresti, starebbe evidenziando l’esistenza di un sistema politico clientelare che avrebbe caratterizzato l’opera della vecchia amministrazione di centrodestra a Lecce guidata dal sindaco Perrone [Nella foto Monosi e Perrone].

L’inchiesta sul voto di scambio a Lecce, condotta dai pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci, che ha portato, all’inizio dello scorso settembre, ad una decina di arresti e una cinquantina di indagati, getta una luce inquietante sul sistema politico di potere che avrebbe caratterizzato la vecchia amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Paolo Perrone. Di quella amministrazione sono finiti sotto inchiesta tre calibri da novanta: gli ex assessori Roberto Marti, oggi senatore della Lega, Attilio Monosi e Luca Pasqualini, oggi consiglieri comunali per l’opposizione di centrodestra, quest’ultimi due agli arresti domiciliari.

L’inchiesta è ancora in corso e si occuperà la magistratura di accertare gli eventuali reati. Ma da quanto trapelato fino ad ora sulla stampa, al di là dei reati contestati, emergerebbe una sorta di “cupola politica” che sovraintendeva alle attività utili a raccogliere voti per il centrodestra o per alcuni politici in particolare. A confermarlo sarebbero le dichiarazioni rese ai magistrati dall’ex assessore alla Casa della giunta Perrone, Attilio Monosi, che starebbe raccontando come funzionava quel sistema e le pressioni che avrebbe ricevuto da alcuni altri esponenti politici del centrodestra, in modo che ciascuno potesse trarre vantaggio politico-elettorale personale e accrescere la propria influenza nel centrodestra.

Ma, sempre stando alle dichiarazioni trapelate sulla stampa, Monosi avrebbe fatto di più, avrebbe coinvolto direttamente anche il sindaco Perrone, come referente politico della manovre clientelari che sarebbero state poste in essere dai suoi assessori o uomini di partito a lui facenti capo: «Voglio precisare – avrebbe detto Monosi ai pm – che il sindaco Paolo Perrone, essendo il capo dell'amministrazione, era a conoscenza di ogni cosa che si faceva all'interno dell'amministrazione. Ed io lo informavo di ogni cosa». Una chiamata di correità politica che avvalora l’ipotesi di un sistema clientelare consolidato e praticato negli anni dell’amministrazione di centrodestra, un sistema che ruotava intorno alla gestione delle case popolari e di cui il sindaco sarebbe stato a conoscenza.      

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