• Home
  • Notizie
  • Archeologia, alle origini del Grande Salento
Intervento di Francesco D’ANDRIA

Archeologia, alle origini del Grande Salento

  • Mercoledì, 08 Maggio 2019
Archeologia, alle origini del Grande Salento

L’archeologo Francesco D’Andria ricostruisce l'avvio della ricerca archeologia nel Salento, che ha portato alla luce la presenza messapica e quella ellenica con il tempio di Minerva a Castro.

di Francesco D’ANDRIA

Quando nel 1974 giunsi all’Università di Lecce come assistente ordinario di Archeologia classica, la situazione della ricerca archeologica nel Salento non era certo incoraggiante, nonostante la presenza di personaggi di alto livello come Attilio Stazio che insegnava Numismatica, o Dinu Adamesteanu, preso però dai suoi impegni di Soprintendente in Basilicata. Per chi volesse occuparsi allora di Messapi c’era il libretto di Mario Bernardini dal titolo inquietante: “Panorama archeologico dell’estremo Salento” che evocava situazioni di marginalità culturale. Poi le affermazioni di Oronzo Parlangeli, che pure alle iscrizioni messapiche aveva dedicato una vita, nel 1968, in occasione delle solenni celebrazioni del centenario del Museo Provinciale : «...nessuno sa nulla dei Messapi o, comunque, quel poco che noi riusciamo a sapere è così esile e scarso da assomigliare, praticamente, al nulla». Intanto, dalla prestigiosa cattedra della Sapienza di Roma, Massimo Pallottino, il fondatore della Etruscologia, definiva l’Adriatico “area depressa epistemologicamente”. C’era di che scoraggiare un archeologo ancora giovane e pieno di speranza, ed infatti pensavo già a cercarmi un’altra sede universitaria dove chiedere il trasferimento.

Ma nei Laboratori di Archeologia, fortunosamente allestiti al pianterreno di Palazzo Casto, c’era un gruppo di giovani che lavorava con Giuliano Cremonesi, un grande studioso della Preistoria ed un uomo buono, di disarmante semplicità; ero subito rimasto affascinato dalla sua persona. E poi Mimmo Pagliara, che mi aveva irretito con l’arte della sua affabulazione e da lui avevo imparato a conoscere ed a capire il Salento, convinti entrambi che, per ottenere risultati, c’era bisogno di un impegno civile in difesa del nostro Patrimonio di Storia. Mi aveva subito coinvolto negli scavi alla Grotta Porcinara a Leuca, e sulle bianche scogliere di Punta Ristola, ad discrimen Ionii ed Hadriatici maris, avevo capito che il Salento aveva ancora da esprimere tutta la sua potenzialità in archeologia e che Messapia, il nome con cui i Greci indicavano la nostra penisola, significa terra di mezzo, tra due mari e tra culture diverse, e non Estrema Thule.

Tuttavia negli anni Sessanta erano iniziati scavi sistematici a Cavallino, promossi da Giuseppe Nenci e da Paolo Enrico Arias, con giovani archeologi pisani e leccesi e da quella esperienza bisognava partire per costruire nella nostra Università delle equipes di ricerca stabili. Si stipulò una Convenzione tra il nostro Ateneo, la Scuola Normale di Pisa e l’Ecole française di Roma ed iniziò così un percorso che ha portato alle straordinarie scoperte degli ultimi decenni, che hanno mostrato la centralità del Salento e delle sue origini sino dal secondo millennio a.C.. Tappa fondamentale di questo percorso è il Progetto Roca, partito dopo la scoperta fatta da Pagliara della Grotta della Poesia, con le sue pareti calcaree in cui furono incise in lingua messapica le dediche del dio Taotor; ora anche la lingua delle popolazioni salentine poteva essere compresa! Dalla grotta le ricerche si estesero poi all’abitato circostante e apparve chiaro che l’insediamento aveva costituito sino dall’età del Bronzo, la chiave per comprendere la protostoria di tutta l’area adriatica, ma anche la rete dei traffici mediterranei, dall’Oriente miceneo sino agli itinerari che portavano all’Europa Centrale ed ai giacimenti di ambra del Mare Baltico. Oggi le pubblicazioni di Pagliara, Guglielmino e Teodoro Scarano rappresentano un ineludibile punto di riferimento sulla Protostoria del Mediterraneo.

Intanto si organizzavano le indagini su tutto il territorio salentino per capire come i Messapi avessero organizzato il loro sistema insediativo, che è ancora vivo se pensiamo che la forma di Lecce dipende dalle mura spagnole, costruite sulle mura che i Messapi avevano edificato nel IV secolo a.C. E così anche ad Ugento, Nardò, Manduria, Vaste e via elencando. Il massimo riconoscimento di questo fervore di ricerca si ebbe nel 1990, quando l’Istituto di studi sulla Magna Grecia, su proposta del suo indimenticabile presidente, Giovanni Pugliese Carratelli, dedicò ai Messapi il suo trentesimo Convegno: era la prima volta che un Convegno di Taranto riguardasse una popolazione indigena dell’Italia meridionale! Ed è rimasta sino ad oggi una occasione unica. I convegnisti vennero a Lecce e presso il Museo Provinciale ebbi l’incarico di organizzare la Mostra “Archeologia dei Messapi”, con il catalogo che illustra la ricchezza dei ritrovamenti archeologici effettuati in quegli anni. Simbolo della Mostra si può considerare il tesoretto di Vaste, con le 150 monete di argento, in gran parte della zecca di Taranto, conservate in una brocchetta di bronzo: tutte fior di conio, poiché non avevano circolato ma costituivano la ricchezza di una delle famiglie dominanti della città, nascoste in giardino quando, alla fine del III sec. a.C., il Salento fu devastato dalle soldataglie di Annibale.

Da allora le scoperte si sono succedute a ritmo crescente: si è capito che Otranto aveva giocato nel periodo della colonizzazione greca dell’Italia, e prima ancora, tra IX e VIII sec. a.C., il ruolo di centro di distribuzione di merci che giungevano da Corinto, dall’Eubea e dalle terre in cui si sviluppava con maggiore forza la Civiltà dell’Ellade. E ad Otranto abbiamo le prove che, nello stesso periodo, giungevano dai Balcani e dalle valli albanesi, in piena crescita demografica, gruppi di migranti che formarono poi la base del popolamento nel Salento, sino allo sviluppo dell’età arcaica. Si è capito così perché la lingua messapica è diversa dalle altre lingue italiche: il suo ceppo illirico derivava dalle lingue parlate nei Balcani in età protostorica. Le centinaia di iscrizioni messapiche incise e dipinte sui vasi, sulle lastre delle tombe, sugli altari all’interno dei santuari, sulle pareti delle grotte, costituiscono una delle grandi ricchezze culturali del Salento della cui importanza non ci rendiamo ancora conto. Sarebbe bello se nelle nostre scuole si insegnasse qualche elemento di questa lingua e su come i nostri antenati la scrivessero.

E nel 2000, su segnalazione di un mio allievo Luigi Capraro che aveva riconosciuto a Castro i blocchi delle mura durante lo scavo della trincea fognaria, inizia la grande avventura della definitiva scoperta del mitico santuario di Atena, ponendo fine ad una diatriba che si trascinava sin dal Cinquecento, quando il Galateo aveva ubicato a Brindisi il luogo del primo approdo di Enea in Italia, cosi come lo aveva cantato nel libro III del suo poema Virgilio. Dopo Brindisi altri centri salentini avevano rivendicato questo privilegio: Otranto, la stessa Castro, Leuca, perfino Porto Badisco (non ho mai capito con quali argomenti), dimentichi del fatto che il commentatore di Virgilio, Servio, aveva espressamente riferito che il luogo citato dal Sommo Poeta era Castrum Minervae! Speriamo di riprendere nei prossimi mesi gli scavi a Castro dove ancora tante scoperte si aggiungeranno a quelle, straordinarie come la statua colossale di Atena, già fatte e questo servirà ad arricchire l’offerta culturale che il Salento propone ai suoi visitatori, ogni anno più numerosi.

Ma ci sono ancora molti punti oscuri, simbolicamente rappresentati a livello nazionale dalle tristi vicende dei ragazzini di Manduria, una delle principali città messapiche, che non meritava questo oltraggio! Ma, di questo, se ne dovrà parlare.

Il Grande Salento Direttore Lino De Matteis - Testata iscritta al n. 3/2014 del Registro Stampa del Tribunale Lecce - Cell. +39 335 8281686 - redazione@ilgrandesalento.it | Editore: Glocal Editrice Lecce | Powered by Clio S.r.l. Lecce | Glocal Editrice © copyright 2018-2019 | Tutti i diritti riservati | Privacy policy