ArcelorMittal, Brindisi a senso unico

Ambientalismo senza lavoro

  • Sabato, 07 Settembre 2019
Ambientalismo senza lavoro

Suscita perplessità la decisione del sindaco Riccardo Rossi, che ha rifiutato frettolosamente, e a prescindere, di considerare l’opportunità di far sbarcare temporaneamente il carbone necessario alla produzione del siderurgico tarantino.

E’ giusto difendere la salubrità del proprio territorio, ma non sempre, forse, le decisioni devono essere prese a prescindere. Il sindaco di Brindisi, Riccardo Rossi, ha suonato la carica e tutti nel capoluogo adriatico a gridare con lui: mai! Il carbone per l’ex Ilva non passerà mai dal nostro porto.

La sollevazione ha bloccato sul nascere la richiesta giunta da ArcelorMittal, che, preso atto del rifiuto, ha subito cercato nei porti calabresi di Corigliano Calabro e/o Gioia Tauro la soluzione al suo problema: approvvigionarsi di combustibile per far funzionare gli impianti, dopo il sequestro da parte della magistratura della banchina del porto jonico, dove una gru, travolta da un uragano, aveva causato la morte di un operaio. I tempi previsti perché sia ripristinata la funzionalità della banchina solo di qualche mese. Se ArceorMittal non trovasse la soluzione la peggiore prospettiva è quella di diminuire ulteriormente la produzione del siderurgico, facendo aumentare il numero dei dipendenti, molti dei quali provenienti dal Brindisino, in cassa integrazione.

Una richiesta, dunque, provvisoria e temporanea, nulla di definitivo, duraturo e stabile, ma che, oltre ad assicurare l’attività del siderurgico jonico, avrebbe potuto portare un po’ di lavoro a centinaia di lavoratori portuali brindisini, che, giustamente, hanno protestato per la decisione di non accogliere la richiesta dell’ex Ilva e chiedono che si torni a valutare quella opportunità, visto che, a quanto pare, si parla di una commessa da 20 milioni. In un documento ufficiale emesso dal comitato operatori portuali salentini (Ops) si sostiene che ci sarebbero in ballo almeno un migliaio di lavoratori di una quarantina di aziende interessati alla commessa.

Brindisi è, giustamente, impegnata a sostenere il processo di decarbonizzazione della sua centrale Enel, che dovrebbe concludersi nel 2025 col passaggio al gas. Ma sino ad allora continuerà ad arrivare nel porto adriatico il carbone necessario a far funzionare la centrale elettrica: solo nel 2018 si sono movimentate due milioni e mezzo di tonnellate di minerale, mentre in passato si erano raggiunte quote anche di otto milioni. Aggiungere ora la previsione di gestire fino a 30mila tonnellate giornaliere di carbone per qualche mese non sarebbe fuori dalla portata del porto brindisino, anche tenendo conto delle assicurazioni dell’assoluto rispetto delle condizioni ambientali e di salubrità che la società incarica da ArcelorMittal e già operante a Brindisi, la Sir, è in grado di fornire. Ciò che conta, in realtà, sarebbe solo vigilare affinchè siano rispettati i parametri di sicurezza.

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