SECESSIONE DEI RICCHI

Allarme tagli sanità e scuola al Sud

  • Venerdì, 08 Febbraio 2019
Allarme tagli sanità e scuola al Sud

«Salvini è contro il Sud». Quattro consiglieri regionali, Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia, denunciano: «Ci tagliano 682 milioni in sanità e scuola». I quattro chiamano in causa i colleghi leghisti e 5S pugliesi: «Non hanno niente da dire?».

«L'autonomia del nord contro il sud si sta avvicinando e avvertiamo un silenzio assordante. La notizia è che l'imminente riforma autonomista del nord sta facendo sbattere il sud su tagli di 682 milioni di euro per la sanità e la riduzione degli stipendi agli insegnanti. Ecco in cosa consiste l'idea di Salvini quando chiede di lasciare i soldi alle istituzioni più vicine ai luoghi dove vengono pagate le tasse. Significa toglierceli e per questo noi reagiremo in ogni modo per affermare: "Prima i meridionali”. Niente hanno da dire i nostri colleghi leghisti e Cinquestelle?», l’allarme è stato lanciato dai consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi (nella foto), Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando l'imminente presentazione della proposta di autonomia delle regioni del nord e i dati contenuti nel Rapporto 2018 sulla finanza territoriale, edito da Rubbettino. I quattro consiglieri regionali sono tra i firmatari, con altri cinque consiglieri, del documento "Prima i meridionali", in fase di redazione e che sarà presentato nei prossimi giorni per l'approvazione del Consiglio regionale.

«Com'è a tutti noto, la Puglia prende circa 2 miliardi all'anno dal fondo di perequazione per far funzionare la sanità. Se si applicasse la maggiore autonomia richiesta dalle regioni del nord, e sostenuta da Salvini, ne deriverebbe un taglio di 682 milioni, tenendo conto della sola Iva versata dalle singole regioni e poi distribuita attraverso il fondo di perequazione – proseguono i quattro consiglieri –. E se poi tutte le regioni centro-settentrionali arrivassero a fare la stessa richiesta, il fondo pugliese passerebbe da 7 a 5 miliardi l'anno».

«Ma nel mirino non c’è solo la sanità, perché anche sull'istruzione si verificherebbe una sciagura, in particolare per gli stipendi degli insegnanti. Le regioni del nord e Salvini chiedono di gestire la scuola e pure gli insegnanti. In questo modo il fondo per la scuola di tutte le altre regioni perderebbe almeno 1,5 miliardi, per cui l'alternativa sarebbe secca: o ridurre gli stipendi degli insegnanti o aumentare le tasse», aggiungono Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia. «Per questi motivi – concludono – la nostra battaglia contro questa sciagura che si sta abbattendo sul meridione sarà durissima e improntata alla difesa dell'unità del Paese all'interno dell'Unione europea, consapevoli che solo così potrà essere contrastato l'egoismo miope delle regioni del nord e dei loro rappresentanti politici».

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