Le ricerche dell’Università del Salento

Alla caccia degli antenati greci e massapi

  • Martedì, 08 Ottobre 2019
Alla caccia degli antenati greci e massapi

I ricercatori dell’UniSalento impegnati nelle ricerche genetiche del Dna della popolazione della Grecia Salentina e in quelle degli scheletri rinvenuti in una tomba messapica a Roca Vecchia.

Saranno studiati dai ricercatori del Laboratorio di Antropologia Fisica del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento gli scheletri recentemente riportati alla luce nel sito archeologico di Roca (provincia di Lecce), nei pressi della Grotta della Poesia: si tratta dei resti di un adulto e di un bambino sepolti simultaneamente intorno alla metà del V secolo avanti Cristo, datazione possibile grazie allo studio del corredo e in particolare del cratere a colonnette ritrovato poggiato su tibia e fibula destre dello scheletro dell’adulto.
Ma l’Università del Salento è anche alla caccia degli antenati salentini attraverso lo studio del Dna. La ricerca scientifica, voluta dall’Unione dei Comuni grichi e realizzata dall’UniSalento mira a identificare le origini degli abitanti dell’area ellenofona del Salento analizzando il DNA. L’iniziativa, alla quale la popolazione sarà attivamente coinvolta per il prelevamento dei campioni necessari all’analisi del Dna, sarà presentata giovedì 10 ottobre nell’ex convento dei Domenicani di Sternatia, alla presenza del sindaco Massimo Manera, del presidente dell’Unione dei Comuni della Grecìa salentina, Roberto Casaluci, e del direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’UniSalento, Luigi De Bellis. Con l’ausilio delle ricerche genetiche che saranno condotte dalla prof.ssa Valeria Specchia, genetista dell’UniSalento – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, e dal prof. Andrea Novelletto, genetista dell’Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento di Biologia, si cercherà di fare luce sulle migrazioni che hanno portato alla formazione di una popolazione tuttora accomunata da una forte identità linguistica e culturale ma di cui non è mai stata indagata l’identità genetica.
Ritornando a Roca, il rinvenimento della questa sepoltura, di tipologia piuttosto comune nel sito archeologico, era avvenuto già nel 2008 nell’ambito della campagna di scavo allora in corso sotto la direzione del professor Cosimo Pagliara (scomparso nel 2015), quando fu effettuato lo scavo antropologico di circa 20 tombe di età messapica, sotto la responsabilità della dottoressa Serena Viva. Il sito continua a essere indagato su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, sotto la direzione del professor Riccardo Guglielmino, docente di Civiltà egee a UniSalento.
Nel 2008, dopo la rituale documentazione scientifica del ritrovamento, fu prelevato il corredo ma gli scheletri, per ragioni tecniche e meteorologiche, furono coperti con tessuto verde frangisole, la tomba riempita di terra e i tre lastroni di copertura riposizionati. Alla riapertura, pochi giorni fa, le condizioni di conservazione erano perfette, e si è proceduto dunque al recupero delle ossa. Da un’analisi antropologica preliminare, l’individuo adulto è di sesso maschile, età alla morte 35-40 anni, l’altro scheletro è di un bambino di circa 6 anni.
«Avevamo da alcuni mesi ripreso lo studio delle sepolture rinvenute nel 2008, perciò abbiamo deciso di completarne lo scavo nella campagna di quest’anno», spiega il professor Pier Francesco Fabbri, docente di Antropologia fisica nel corso di laurea magistrale in Archeologia a UniSalento, che dirige lo scavo antropologico. «Studiare questo caso sarà interessante, visto che è piuttosto raro trovare due individui sepolti contemporaneamente. Si tratterà di sottoporre gli scheletri ad analisi antropologiche approfondite e ad analisi radiologiche per conoscere con certezza l’età di morte. Attraverso l’analisi del DNA potremmo inoltre stabilire se lo scheletro più piccolo apparteneva a un bambino o a una bambina, cosa che dall’analisi osteologica non è possibile accertare. Diversi nostri studenti sono coinvolti sia nello scavo della necropoli medievale di Roca sia in particolare in quello di questa tomba messapica, e vari aspetti del ritrovamento diverranno oggetto di tesi di laurea».

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