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La proposta del presidente della Provincia di Lecce

«Una cabina di regia per il Grande Salento»

  • Mercoledì, 22 Maggio 2019
«Una cabina di regia per il Grande Salento»

Per il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, occorre una «governance territoriale che porti ad un “Piano Strategico del Grande Salento” con strategie d’azioni e obiettivi prioritari». 

di Lino DE MATTEIS

Presidente Stefano Minerva, lei all’inizio del suo mandato al vertice della Provincia di Lecce si mostrò entusiasta dell’idea del Grande Salento, tant’è che chiese al presidente della Regione, Michele Emiliano, di convocare un vertice con gli altri presidenti di Provincia di Brindisi e Taranto. E nel suo primo consiglio provinciale sostenne anche che andava «siglato un patto di ferro con le Province di Brindisi e Taranto rispetto ad un percorso comune di emancipazione di questo straordinario territorio». Che fine ha fatto tutto quell’entusiasmo?

«Mi sono candidato a Presidente della Provincia di Lecce con una priorità, tra le altre, quella di poter definire un percorso comune tra le Amministrazioni provinciali di Brindisi, Lecce e Taranto, per dare concretezza al progetto del Grande Salento che, pur avviato nel tempo e arricchito da tante buone intenzioni, non ha avuto una continuità tale da far sentire pienamente coinvolti tutti i territori interessati. Allo stato attuale, vi è la necessità di rinvigorire quella visione, di riscrivere uno scenario territoriale possibile e dare avvio ad un progetto che ci consenta di dotare un ampio arco territoriale a livello subregionale di infrastrutture e servizi, riducendo il divario con le aree più sviluppate del Paese in termini di competitività territoriale e di coesione sociale».

Nonostante le buone intenzioni dei sindaci dei tre capoluoghi e dei presidenti delle tre Province di Brindisi, Lecce e Taranto, sul tema del Grande Salento si registrano storicamente delle grandi, quanto brevi, fiammate di entusiasmo a cui seguono poi costanti nulla di fatto, non solo per l’affievolirsi di quell’entusiasmo ma anche perché cambiano continuamente i vertici delle istituzioni interessate. Che cosa suggerisce affinché non si debba sempre ricominciare continuamente daccapo e dare continuità alle buone intenzioni?

«Il percorso per dar vita ad una programmazione congiunta degli interventi tra le tre aree territoriali necessita di dotarsi di una Cabina di Regia permanente, il cui lavoro non può essere interrotto dall’avvicendarsi delle varie amministrazioni che durante la fase dell’insediamento, in attuazione di quanto è stato detto in campagna elettorale, possono assegnare un livello di attenzione diverso rispetto al lavoro svolto dagli amministratori uscenti. Ecco perché una governance strategica delle linee di intervento dovrà munirsi di strumenti che consentano di valorizzare nel tempo il lavoro svolto, capitalizzandone i risultati e ampliandone la portata in un percorso incrementale».

Tra le priorità infrastrutturali che servono allo sviluppo di questo territorio c’è il completamento della superstrada bradanico-salentina, che deve collegare Lecce e Taranto. Quali iniziative pensa di intraprendere per fare massa critica con Taranto e con tutti i Comuni interessati da quell’arteria per fare pressione ad Anas, Regione Puglia e Governo nazionale affinché venga completata quanto prima, come, per altro, hanno di recente chiesto anche le associazioni studentesche tarantine e leccesi?

«Va dato atto all’Assessore regionale, Gianni Giannini, del suo impegno in direzione dell’adeguamento della dotazione infrastrutturale regionale in relazione all’accresciuta domanda di mobilità tra l’area jonica e quella salentina e alla necessità di agevolare il collegamento di tali aree con la dorsale tirrenica. Un’opera iniziata e abbandonata più di trent’anni fa e che ora, con il completamento e riammodernamento costituirà un’opera di strategica importanza per l’intero arco jonico-salentino contribuirà ad accrescere il livello di competitività ed attrattività di un ampio territorio, così soddisfacendo l’intero sistema sociale ed economico. Allo scopo di poter portare a compimento tale opera, sono convinto che la Regione appalterà tutti i lotti entro il prossimo 2021 e, a tale scopo, si rende necessario che nell’ambito di un tavolo interistituzionale venga avviato un costante monitoraggio delle fasi previste per la realizzazione».

Oltre alla bradanico-salentina, quali pensa siano le cose concrete e le iniziative che possono coinvolgere l’interesse comune delle tre province salentine e rinsaldare quel sentimento di appartenenza ad un unico territorio che per crescere ha bisogno di combattere insieme?

«La necessità di attivare un percorso di pianificazione e governance territoriale di valenza strategica ci dovrà condurre alla elaborazione di un Piano Strategico del Grande Salento, in cui verranno definite strategie d’azioni e obiettivi prioritari, declinati in progetti e interventi concreti con il coinvolgimento dei portatori di interesse pubblici e privati. Un percorso che avvieremo di concerto con le altre Province, con il coinvolgimento dei Sindaci delle città capoluogo, con tutti gli attori dello sviluppo territoriale, allo scopo di definire le coerenze tra gli interventi da avviare e la programmazione dei fondi strutturali comunitari per il prossimo sessennio 2021-2027. Vi sono priorità sul tavolo che non possono essere più rinviate: accrescere la funzionalità dell’aerostazione di Brindisi, con un collegamento tra la rete ferroviaria nazionale e l’aeroporto di Brindisi, snodo infrastrutturale strategico e raccordo fondamentale per lo sviluppo di un territorio a forte vocazione turistica, strutturando il collegamento diretto tra la linea ferroviaria (di competenza RFI) e l’aerostazione».

Il Consiglio provinciale di Lecce ha votato all’unanimità un appello affinché il governo riveda il ruolo delle Province dando loro maggiori poteri e risorse. Quale ritiene debba essere il futuro delle Province? Condivide la recente proposta della Lega di ripristinarle così come erano prima, con l’elezione diretta del Consiglio provinciale?

«Il rilancio delle Province è una priorità nell’Italia di domani ed è sostenuta in modo unitario e trasversale, tenuto conto delle criticità che sono state riscontrate da quando è entrata in vigore la legge 56/2014 e considerata l’importanza e la strategicità delle province per i territori, enti fondamentali di raccordo con Regioni e Stato, il cui ruolo si rende ancor più necessario nelle aree territoriali caratterizzate da un diffuso policentrismo, come quella salentina. Proprio in ambiti ad alta frammentazione territoriale, caratterizzati dalla presenza di piccoli Comuni che, in questi anni, si avverte l’esigenza della presenza di un ente intermedio per il presidio di funzioni di delicata e impegnativa rilevanza per la vita dei territori, dall’edilizia scolastica alla viabilità, che impattano direttamente su diritti primari delle persone, quali istruzione, mobilità, sicurezza. Perché le Province ritornino a svolgere il loro ruolo servono più risorse finanziarie ed è necessario che il Presidente e il Consiglio provinciale siano emanazione diretta dell’elettorato perché abbiano una legittimazione, ancor più forte dell’attuale, in rappresentanza dei propri territori. Pertanto, vi è la necessità di invertire urgentemente la rotta: dalla tendenza al ridimensionamento funzionale e finanziario delle Province è necessario passare alla ricostruzione di una loro centralità, in vista di una piena ed effettiva attuazione del principio di sussidiarietà e delle istanze sottese al principio autonomistico».

Ritiene, comunque, necessaria una riforma territoriale degli enti locali che, come voleva il governo Monti, venga incontro all’esigenza della riduzione della spesa pubblica? Più esplicitamente, sia che le Province restino così come sono ora sia che venga ripristinato il vecchio regime con l’elezione diretta, si potrebbe pensare ad una riforma nel senso di un loro accorpamento territoriale, per esempio un’unica super-provincia Lecce, Brindisi e Taranto per il Salento?

«Agli enti locali deve essere consentito di poter svolgere bene il proprio ruolo di prossimità alle aspettative e alle richieste dei cittadini e, pertanto, deve essere ridefinito il complessivo assetto della materia, armonizzando le disposizioni originarie sia con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001, sia con i numerosi interventi di settore succedutisi negli anni. Aspettiamo gli esiti del Tavolo istituito presso la Conferenza Stato-Autonomie locali al quale è stato assegnato il compito di emanare le linee guida per la rivisitazione del Testo Unico degli Enti Locali: certo è che ridurre la spesa pubblica senza tener conto di quanto la stessa “spesa” vada incontro alle esigenze dei cittadini è quanto di più errato possa fare l’amministrazione e la politica. Per quanto attiene ad un possibile accorpamento territoriale tra le varie Province, credo sia più opportuno pensare ad una governance strategica comune anziché ad un vero e proprio accorpamento. Pur essendo presenti elementi che riducono le distanze fra le Province di Lecce, Brindisi e Taranto, vi sono elementi di unicità in ognuna delle tre aree sopra elencate».

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