AGRICOLTURA/ Intervista all’agronomo Donato Ratano

«Psr, fare presto per una soluzione»

  • Mercoledì, 13 Maggio 2020
«Psr, fare presto per una soluzione»

«Ci auguriamo che si possa ancora mettere mano ad un nuovo bando entro la scadenza del 31 dicembre», dice l’agronomo Donato Ratano, dopo la sentenza del Tar di Bari che, bocciando la graduatoria, ha bloccato 460 milioni destinati all’agricoltura pugliese, già in sofferenza per la Xylella e il Covid19.

di Lino DE MATTEIS

La sentenza del Tar di Bari si è abbattuta come un nuovo uragano sull’agricoltura pugliese, già martoriata da Xylella e Covid19. Bocciata la graduatoria della misura 4.1a del Piano di sviluppo rurale della Puglia (Psr), in bilico 460 milioni di investimenti per l’intero comparto. Donato Ratano, agronomo, perché questa sentenza dei giudici amministrativi baresi.

«La Regione, quando ha ricalcolato il parametro sulla performance economica degli investimenti, avrebbe dovuto farlo per tutte le domande e non solo per quelle che si erano classificate in posizione utile. E’ per questo motivo che è stata bocciata la graduatoria della misura 4.1a».

Cosa comporta, in pratica, questa sentenza?

«Questa sentenza apre una grossa falla nella gestione dei fondi agricoli in Puglia, poiché quello stesso indice riguarda anche le misure 6.1, relativa ai giovani agricoltori, e 6.4, relativa agli agriturismi. Il risultato è il rischio del blocco di oltre 460 milioni, del miliardo e seicento milioni dei fondi del Psr 2014-2020».

Solo uno sbaglio tecnico della Regione?

«Il punto è sostanzialmente politico. L’assessore all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, che si dimise per questo, quando era in carica, vedendo lungo, aveva rifatto il bando escludendo l’indice di performance, per recuperare tempo e procedere con la spesa. Dopo le sue dimissioni, Emiliano assume la delega dell’Agricoltura e chiude definitivamente quel bando, ritornando sui suoi passi. Ecco perché oggi Di Gioia dice “Emiliano mi deve chiedere scusa”. Lungi da me dal voler difendere Di Gioia, per carità, né possiamo ricevere lezioni da lui. Ne è certamente corresponsabile. Però, oggettivamente, in questa circostanza Emiliano ha fatto un disastro».

Un grave colpo all’agricoltura?

«A perderci sono solo e soltanto le aziende agricole, perché, in virtù di una graduatoria che è stata pubblica, hanno provveduto a fare investimenti e magari hanno già sottoscritto dei mutui. Soprattutto nel Salento si attendono questi soldi per poter rilanciare il settore dell’agricoltura e, in particolare, quello dell’olivicoltura che, in seguito alla Xylella, ha visto le aziende senza reddito da cinque-sei anni. Io sono di Presicce-Acquarica, siamo a 15 km dall’epicentro della Xylella quando, nel 2013, fu scoperta a Galipoli, da sei-sette anni il comparto è a reddito zero. Solo Presicce, un paesino di 5mila abitanti, aveva 12 frantoi attivi, quest’anno non ne aprirà neanche uno».

Qualcuno dice che questo Psr è nato dall’amministrazione Vendola, quando Dario Stefàno era assessore all’Agricoltura?

«Quando Stefàno diventa assessore all’Agricoltura riceve in eredità un Psr che poi, nel tempo, ha modificato mettendo i puntini sulle “i” lì dove erano necessarie delle correzioni. La verità è che siamo arrivati al 2020, il Piano di sviluppo rurale è partito nel 2015, in quattro-cinque anni di tempo ci sarebbe stato tutto il tempo per rimetterci mano e correggere gli errori che eventualmente c’erano da correggere. Oggi diventa improponibile, considerato che, molto probabilmente, se non andiamo a spendere entro il 31 dicembre, perderemo circa altri 70 milioni di euro di dotazione finanziaria di questo Psr».

La Puglia è indietro con la spesa dei fondi europei?

«Dopo quella del Tar, la seconda notizia negativa di ieri è che è uscita anche la tabella di Agea che ci attesta all’ultimo posto come spesa del Psr di tutte le regioni d’Italia. Abbiamo ancora un miliardo e 100 milioni di dotazione finanziaria che non sappiamo neanche come spendere».

Situazione drammatica, senza speranza...

«Gli agricoltori sono quelli che perdono per ultimi la speranza. Ci auguriamo che si possa ancora mettere mano ad un nuovo bando entro la scadenza del 31 dicembre, ma non sono certo io la persona idonea a fornire alla Regione delle soluzione tempestive e di lungo respiro. Ho letto anche la nota di Gianluca Nardone e della coordinatrice dell’Autorità di gestione, Rosa Fiore, con cui hanno annunciato che la Regione stava valutando anche l’ipotesi di impugnare davanti al Consiglio di Stato. Vediamo cosa succede. La speranza è che chi ha già ricevuto i contributi non abbia conseguenze, perché su questa misura sono stati già elargiti un bel po’ di soldi. Attendiamo fiduciosi con l’auspicio che si chiuda presto e si vada incontro agli agricoltori e a tutto il comparto agricolo».

Pesa la mancanza di un riferimento specifico per l’agricoltura pugliese a Bari?

«Emiliano ha delle responsabilità, perché fare il presidente di Regione, già di per sé, è un ruolo che ti occupa 25 ore su 24 nell’arco della giornata, se a questo ci aggiungiamo che è anche assessore alla Sanità, e, in questo frangente, ha dovuto affrontare l’emergenza del coronavirus, e che è pure assessore all’Agricoltura e ha dovuto affrontare la questione della Xylella, con posizioni talvolta contraddittorie, si comprende che non si può fare tutto bene».

Troppo accentramento di potere nelle sue mani?

«Secondo me sì. Ma l’errore più grande che ha fatto Emiliano nella vicenda del Psr è stato quello di non aver accettato i vari consigli per un confronto. Gli è stato chiesto più volte di interfacciarsi con chi era del settore, ma non lo ha fatto e ha fatto sempre di testa sua. Al posto suo avrei delegato, avrei cercato di allargare, avrei chiesto aiuto, la situazione è difficile e magari avrei cercato di riparare agli errori fatti».

Per concludere, qual è l’insegnamento di questa vicenda?

«Il punto vero non deve essere la disputa tra i politici o fra i gruppi politici ma il bene comune come obiettivo da realizzare. Se leggo che Di Gioia dice ad Emiliano “mi devi chiedere scusa” ed Emiliano che dice “ho ragione io, tolgo il tuo bando e rimetto quello che già avevamo”, si sta guardano al proprio orticello di consenso politico personale non si sta guardando al beneficio di tutti e, in questo caso, in particolare dell’agricoltura».

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