VINO/ I produttori alla Regione Puglia

«Primitivo, valorizzare le Dop pugliesi»

  • Lunedì, 18 Maggio 2020
«Primitivo, valorizzare le Dop pugliesi»

Il percorso suggerito dai produttori è quello di accelerare la nascita della Docg Manduria e della Docg di Gioia del Colle, i due distretti del Primitivo che mirano a legare la denominazione al territorio specifico di produzione.

La tutela del Primitivo pugliese è stata oggetto delle audizioni della IV Commissione consiliare della Regione Puglia, presieduta da Donato Pentassuglia. Su richiesta dello stesso presidente e del consigliere Michele Mazzarano, alla seduta sono interventi il direttore del Dipartimento agricoltura Gianluca Nardone, il dirigente della sezione Competitività delle filiere agroalimentari, Luigi Trotta e i rappresentanti del comparto vitivinicolo pugliese, Francesco Liantonio, presidente del Consorzio di tutela dei vini doc di Castel del Monte, Mauro di Maggio, presidente del Consorzio del Primitivo di Manduria e Massimo Tripaldi di Assoenologi Puglia.
La seduta è stata l’occasione per i produttori pugliesi di esprimere la forte preoccupazione in merito alla recente autorizzazione da parte della Regione Sicilia alla coltivazione del vitigno Primitivo. Come ricordato dal direttore Nardone, «l’atto della Regione Sicilia è legittimo, ma i vini Dop e Igp ottenuti non potranno avere in etichetta l’indicazione del nome del vitigno Primitivo», così come previsto dal Decreto ministeriale del 13 agosto 2012 in materia di etichettatura di Dop e Igp, che ne consente l’uso solo in 7 regioni italiane (Puglia, Basilicata, Campania, Abruzzo, Umbria, Lazio e Sardegna).
Questo però non rassicura la filiera pugliese, che chiede alla Regione un maggior impegno e un monitoraggio costante perché non si realizzi «lo scippo di uno dei pilastri del patrimonio pugliese».
Il percorso suggerito dai produttori è quello di accelerare il processo di valorizzazione delle Dop territoriali. A partire dalla nascita della Docg Manduria e della Docg di Gioia del Colle, i due distretti del Primitivo che mirano a legare la denominazione al territorio specifico di produzione e che hanno avviato una interlocuzione con la Regione. «Chiediamo che non vengano commessi gli errori del passato - l'appello di Liantonio - e che si lavori insieme per rafforzare l’immagine della Puglia. La prossima occasione è rappresentata dal decreto Etichettatura, in merito al quale bisogna essere incisivi e predisporre un sistema di tutele che riguardi tutte le 27 denominazioni pugliesi, magari attraverso la creazione di ambiti territoriali».
Nardone ha spiegato che «etichettatura e branding sono questioni complesse, con trattative e accordi che attengono ai livelli nazionali e comunitari», ma ha anche assicurato «l’impegno della Regione a farsi valere sia in sede di Conferenza Stato-Regioni che nei confronti del Ministero». Posizione confermata dal dirigente Trotta secondo il quale «bisogna limitare il proliferare della produzione dei vitigni di tradizione» insistendo affinché il Comitato vitivinicolo nazionale dia seguito all’Accordo del 2005 per la tutela vitigni autoctoni tra Stato e Regioni.
Sollecitazioni sono arrivate dal consiglieri di opposizione Domenico Damascelli (FI) che ha chiesto quali azioni il Governatore voglia mettere in atto, mentre per i pentastellati Marco Galante e Cristian Casili serve una maggiore tutela delle aree geografiche e risorse più importanti sul marketing. Giuseppe Turco e Luigi Morgante hanno già presentato mozioni da sottoporre all’attenzione del Consiglio e il presidente Pentassuglia ha chiesto la convocazione del Comitato vitivinicolo per approntare un documento da inviare ai tecnici regionali per supportarli negli indirizzi da intraprendere.

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