POLITICA/ Intervista alla ministra Teresa Bellanova

«L’Italia riparte se riparte il Sud»

  • Venerdì, 22 Novembre 2019
«L’Italia riparte se riparte il Sud»

Oggi debutta nel Salento il partito di Matteo Renzi, Italia Viva, con la ministra dell’Agricoltura Bellanova che interverrà nel pomeriggio, alle 18,30, all’assemblea pubblica che si terrà nel salone delle conferenze dell'Arthotel & Park di Lecce.

di Lino DE MATTEIS

Ministra quale è il ruolo di Italia Viva nella prospettiva politica italiana?

«Rigenerazione. E’ una parola impegnativa ed è la nostra ambizione. A partire dall’essere un partito di donne e di uomini, a tutti i livelli. La rappresentanza è sempre un uomo e una donna. Perché la differenza è un valore e una leva straordinaria di cambiamento. Rigenerazione non solo nelle parole d’ordine, sarebbe il grado zero. Piuttosto nelle relazioni interne, nell’offerta politica, nel progetto per il sistema-paese. Pochi se ne accorgono ma ormai nessuno parla più di sistema-paese e di politiche integrate. E i compartimenti stagni, territoriali come progettuali, sono infidi. Ho detto spesso che Italia Viva è una start up della politica, un incubatore. Una casa per chi a un certo punto non si è sentito più a suo agio, anzi!, nei luoghi che frequentava e per chi una casa politica non l’ha mai avuta o non l’ha mai trovata».

A chi si rivolge in particolare il vostro messaggio?

«Parliamo a tutte e a tutti perché di questo c’è bisogno ma avendo ben chiaro che il Paese deve ritrovare il gusto e il piacere di essere, ad esempio, la seconda manifattura europea o la settima del mondo, un punto di riferimento indiscutibile per la sua qualità e le sue eccellenze agroalimentari, un paese che dovunque è sinonimo di bellezza, cultura, saper fare. Ci sono pezzi di Italia che in questi ultimi tempi non hanno trovato interlocuzione nel mondo politico e istituzionale ma nel frattempo non sono rimasti fermi, non si sono arresi, si sono rimboccate le maniche e sono andati avanti. La forza del Paese è anche qui. Noi vogliamo parlare a questi mondi. E vogliamo che questi mondi ci dicano di cosa c’è bisogno, per costruire insieme il futuro: non quello remoto, quello prossimo, già adesso».

A che punto è la crescita di Italia Viva sul territorio, quali segnali vi stanno arrivando?

«Registriamo dovunque molta attenzione e curiosità. Stiamo crescendo anche perché abbiamo dimostrato di saper mantenere i patti. Questo Governo è nato in una fase delicatissima, con un signore che da una discoteca chiedeva pieni poteri e tentava di mettere in scacco la democrazia parlamentare. Ed è nato con un obiettivo preciso: sterilizzare l’Iva, impedire che su cittadini e consumatori si scaricassero scelte scellerate, buone solo a garantire i presidi politici di chi per 14 mesi non aveva smesso un solo istante di fare campagna elettorale e di costruire nemici sociali. Non è un mistero per nessuno che Italia viva ha lavorato con tenacia per impedire l’aumento dell’Iva. E adesso per evitare altri microbalzelli. Perché quello che dobbiamo fare è sbloccare gli investimenti, pubblici e privati, spendere bene e in fretta le risorse già disponibili, ripristinare la struttura di missione Casa Italia e Italia sicura contro il dissesto idrogeologico, restituire fiducia a cittadini e imprese, affrontare l’emergenza lavoro, non aumentare le tasse».

Qual è la posizione del partito rispetto alle elezioni regionali pugliesi?

«Semplice, mai con Emiliano. Più e più volte ho detto che le primarie rappresentavano l’ultimo dei problemi. Che il punto era costruire una strategia per la Puglia che facesse i conti con gli irrisolti e i limiti del governo regionale in questi cinque anni. Rifiuti, sanità, agricoltura: devo continuare? Invece si è preferito glissare per farne una questione di nomi. Quelle che si consumeranno rischiano di essere finte-primarie, non realmente competitive. Non ci prestiamo a questa pantomima né intendiamo legittimarla. Sarebbe come prendere in giro le persone. Ci interessa costruire una alternativa per questa Regione che passi da alcuni punti-chiave non negoziabili. Siamo nati da poco ma questo non impedisce di avere le idee chiare e pensare in grande».

Oggi ci sarà l’incontro tra governo ed ArcelorMittal, come uscire dal pasticcio politico-giudiziario dell'ex Ilva?

«Lo chiede a me? Nel passato governo sono stata inchiodata al Tavolo Ilva per 32 incontri. C’è un solo modo, o almeno c’era finché le dinamiche non si sono aggrovigliate incredibilmente e colpevolmente. Reintrodurre l’esimente per impedire all’azienda ogni alibi e ogni furbizia, riportare al tavolo azienda e parti sociali, gli unici legittimati a discutere del futuro del siderurgico e dello stato di cose presenti, obbligare AM a realizzare Piano ambientale e Piano industriale secondo l’accordo sottoscritto nel settembre scorso e di cui il Governo è garante. Credo ancora che se ci sono le volontà possiamo impedire che Ilva di Taranto divenga il più grande cimitero industriale d’Europa. Lo credo io e lo crede Italia Viva».

Che ne pensa del “cantiere Taranto” che il governo sta avviando per un nuovo sviluppo della città jonica?

«Chi parla di un programma per Taranto forse ignora che quel programma c’è già, nero su bianco, lo abbiamo scritto con il governo Renzi: Contratto istituzionale di sviluppo, Area di crisi complessa, risorse per la cultura e la rigenerazione della Città vecchia, rilancio del Mar-Ta, Porto, anche con la costituzione dell’Agenzia portuale che permettesse ai lavoratori il passaggio indolore nella nuova società di gestione, Arsenale. La diversificazione produttiva è un passaggio lento che si costruisce passo dopo passo. E che non può prescindere da ambientalizzazione, bonifiche ambientali, tutela e salvaguardia dei lavoratori e della forza occupazionale».

Come rilanciare l'agricoltura meridionale dopo il disastro della xylella?

«Credendoci. Con il protocollo d’intesa tra Mibact, noi, la Regione sottoscritto proprio nei giorni scorsi siamo riusciti a risolvere un nodo cruciale: la rimozione del vincolo paesaggistico che bloccava i reimpianti. Sembrava un risultato lontano, è bastato il buon senso e la voglia di governare affrontando e risolvendo i problemi. Nei primi due mesi da ministra ho voluto affrontare subito questo dossier, mettendo al bando le polemiche, per guardare al futuro. Stiamo scrivendo il piano di rigenerazione dell’agricoltura del Salento che condivideremo con tutti: scritto e attuato dal basso. Abbiamo risorse importanti, più di 300 milioni di euro. Nelle prossime settimane presenteremo il Piano e il bando per il contratto di distretto della Xylella, che potrà essere utile a una nuova progettazione territoriale partendo proprio dall’olivicoltura e costruendo basi solide per il futuro agricolo della nostra terra».

Una nuova prospettiva del territorio dopo la xylella?

«L’avanzare del batterio va contenuto e impedito. E questo significa aver cura del paesaggio concretamente. Quando dico guardiamo avanti penso a questo, alla urgenza di fare i conti con una realtà in parte compromessa e che dobbiamo saper sostenere e rigenerare. Bisogna ripartire da quanto andava già fatto, rafforzare il monitoraggio, rimuovere gli alberi infetti, utilizzare pratiche agronomiche mirate a ridurre il rischio di diffusione della malattia, sostenere gli investimenti produttivi per il rilancio del territorio. In questo ricerca e innovazione devono essere nostre indiscutibili alleate».

La proposta di Italia Viva per far ripartire il Mezzogiorno?

«Ricorda la scorsa campagna elettorale? Non c’è stato giorno che io non abbia parlato di uno sviluppo a trazione meridionale. Il Paese riparte se riparte il Mezzogiorno: valeva allora e vale a maggior ragione adesso. Perché accada c’è bisogno di classi dirigenti di qualità, che abbiano a cuore la qualità del presente e del futuro di questa terra piuttosto che la propria fortuna politica. E anche questo è un punto ben chiaro nel progetto di Italia Viva».

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