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Intervista al direttore dell’Osservatorio Banche-Imprese

«Il Salento cresce con le aree logistiche»

  • Lunedì, 03 Giugno 2019
«Il Salento cresce con le aree logistiche»

Per il direttore dell'Osservatorio Banche-Imprese, Antonio Corvino, il futuro della Puglia meridionale passa dalla capacità di Lecce e del Salento di intrecciare le direttrici di sviluppo ionico-tirrenica con Taranto e adriatica con Brindisi.

di Lino DE MATTEIS

Antonio Corvino, direttore dell'Osservatorio Banche-Imprese, il tema del "Grande Salento" è entrato anche nella recente campagna elettorale di Lecce, con il candidato sindaco Salvemini, poi eletto, e i sindaci di Brindisi e Taranto che hanno condiviso la prospettiva di un patto politico per lo sviluppo del territorio. Su cosa dovrebbe essere incentrato strategicamente questo patto per la crescita del Salento?

«Non parlerei di “Grande Salento”, che mi sembra una definizione impropria, considerato il background culturale di Taranto legata indissolubilmente alla Magna Graecia, ma di Puglia Meridionale. Nel contesto della Puglia Meridionale il Salento è naturalmente collocato alla biforcazione delle direttrici di sviluppo ionico-tirrenica e adriatica: da una parte Taranto, dall’altra Brindisi-Bari. Taranto è l’epicentro dell’ Area Logistica Integrata( ALI) che lega la Puglia Meridionale alla Basilicata (con lo snodo logistico di Ferrandina) e che rappresenta il fulcro della ZES Appulo-lucana. In questo quadro la Basilicata è destinata ad assumere la funzione di cerniera logistica tra nord Calabria (Crotone e Cosenza ), sud Puglia (Salento e territorio Tarantino), Campania (Salerno-Napoli). Dall’altro lato vi è la direttrice adriatica allo sviluppo che, a sua volta, incrocia la direttrice trasversale Bari-Napoli. Bari-Brindisi sono, a loro volta, epicentro dell’Area Logistica Integrata (ALI) che guarda verso l’Adriatico. Da quanto sopra ne discende che il patto di sviluppo del territorio a sud della Puglia, che vede protagonisti Brindisi, Taranto e Lecce, deve essere centrato sulla prospettiva di legare funzionalmente le tre aree al loro interno, in vista di una loro integrazione lungo le direttrici di sviluppo sopra evidenziate».

 All'interno di un quadro strategico ben definito su cui far convergere le forze politico-istituzionali e socio-economiche del territorio, quali sono le priorità su cui fare massa critica nei confronti della Regione e del Governo nazionale e quali potrebbero essere gli strumenti per sollecitare concretamente la loro realizzazione?

«Le prospettive di sviluppo del Salento (o se volete della provincia di Lecce e dell’intera area Meridionale della Puglia) sono legate indissolubilmente alla capacità del territorio di essere parte integrante delle due direttrici di sviluppo: la ionica-tirrenica e la adriatica».

Come?

«Intanto creando un sistema di assi logistici, tra cui il completamento della Bradanico-Salentina, il potenziamento del collegamento ferroviario Lecce-Taranto ed il collegamento Lecce-porto e aeroporto di Brindisi. Poi mettendo in rete il territorio salentino ed i suoi nuclei industriali che devono essere dotati, a loro volta, di polmoni logistici ed assi di collegamento con le due direttrici. E infine dotando i porti di Taranto e di Brindisi, nonché i polmoni dei nuclei logistici territoriali dei servizi necessari ad accogliere e smistare le merci e svolgere tutte le incombenze proprie di ogni area logistica. E su questi obiettivi che andrà spinto il confronto con le Regioni (Puglia e Basilicata ma anche Calabria, in uno sforzo indispensabile di coordinamento che eviti sprechi e sovrapposizioni) ed il governo nazionale. La programmazione dei fondi strutturali 2021-2027, ormai alle porte, ne è una grande occasione e non si può perdere, né si può continuare a disperdere in mille rivoli i fondi strutturali europei la cui programmazione (oltre che la spesa) tutti sanno essere stata assolutamente inadeguata sino ad oggi».

Brindisi, Lecce e Taranto hanno caratteristiche e peculiarità differenti, che però, se adeguatamente integrate e coordinate in un progetto comune, rappresentano delle risorse. Quali aspetti possono essere meglio amalgamati e quale può essere il ruolo di Lecce?

«Taranto e Brindisi hanno nella loro naturale dotazione e vocazione logistica una formidabile opportunità. Lecce ed il Salento possono, anzi devono, essere il naturale entro-terra per entrambi. La dimensione geografica e di popolazione del Salento ne fa un serbatoio ed un polmone di grande importanza per i traffici, i consumi e la produzione. Con la ZES, il Salento potrebbe finalmente diventare più attrattivo ed il suo territorio, attrezzato logisticamente, più ricettivo. E finalmente il suo peso potrebbe crescere significativamente e dal punto di vista quantitativo e da quello qualitativo. Ma la crescita del Salento deve, e direi, può avvenire solo in comunione con Brindisi e Taranto. Certamente non in contrapposizione o in ordine sparso. Poi sarà il campo a stabilire se vali e quanto e, soprattutto, se sei capace di vincere la tua partita per lo sviluppo. A differenza del campionato di calcio, qui la partita la vinci se la vincono anche gli altri. Le alternative sono che gli altri la vincano e tu la perdi. O che la perdano tutti. Ma attenzione, mentre Taranto e Brindisi possono anche (ma non lo faranno mai per necessità ) provare a vincere da soli legandosi ad altri territori e valorizzando la loro dotazione logistica privilegiata, il Salento (o se volete Lecce e la sua provincia) è obbligato a giocare e vincere con gli altri, essendo privo di qualsiasi dimensione logistica».

Il turnover politico ai vertici delle istituzioni, fa continuamente cadere nel vuoto le buone intenzioni dei presidenti delle tre Province e dei sindaci dei tre capoluoghi sulle prospettive di iniziative unitarie di sviluppo. Che cosa serve affinché queste buone intenzioni non restino solo degli entusiasmi estivi o temi di campagna elettorale?

«Purtroppo succede sovente, in terra italica, che chi arriva dopo voglia azzerare quel che è stato fatto prima e ripartire da zero. È assurdo. Se non scopriamo la continuità dovremo rassegnarci ad inseguire sempre, senza tuttavia mai raggiungere la tartaruga, secondo il paradosso di Zenone, che sarà sempre un millesimo di millimetro avanti a noi. L’augurio è che si continui in maniera virtuosa, migliorando e attuando, non cancellando. Le ALI e le ZES sono due strumenti che sottendono due strategie di sviluppo virtuose. Bisogna portale avanti. Esse abbisognano del coordinamento tra regioni e ministeri oltre che tra territori. Al momento sembra che esse possano continuare la loro gestazione. Ma il tempo non gioca a nostro vantaggio. È il peggior nemico. Intanto sul tavolo è arrivata anche la Via della Seta (Belt and Road). Le porte d’accesso? Trieste ed i Balcani (la Cina sta costruendo una dosale ferroviaria da quelle parti). E noi? Se non attuiamo le Ali e le ZES e non candidiamo Taranto e Bari-Brindisi, che ci stiamo a fare?!».

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