TERRITORIO/ Intervento di Marcello Favale

«Ci servono buoni amministratori a Bari»

  • Giovedì, 23 Luglio 2020
«Ci servono buoni amministratori a Bari»

«Il Salento, grande o piccolo, deve mettere in campo una pattuglia di amministratori in grado di portare a Bari, al di là delle divisioni ideali o personali, idee e progetti per questa terra che abbiano la stessa dignità (e vengano difesi con la stessa forza) degli altri».

di Marcello FAVALE

Finalmente! E’ arrivato il momento di fare i conti anche con la “grande illusione”, come Antonio Maniglio, già esponente di spicco del Partito Democratico nel primo decennio degli anni 2000, e poi consigliere regionale e vice Presidente del Consiglio regionale, ha definito su questo giornale la rincorsa alla concretizzazione dell’idea del Grande Salento. Meglio tardi che mai, anche se, per esclusivi fini elettoralistici, qualche piccolo sovranista nostrano spinge ancora sulla possibilità di realizzare una “enclave” salentina tra pizzica, mare e ulivi con la xylella!
Ma analizziamo piuttosto l’idiosincrasia di leccesi, tarantini e brindisini a dare corpo all’idea che molti hanno cercato di rispolverare, soprattutto in questi primi 20 anni del secolo, ma non solo. Ci sarebbero volute ben altre intenzioni operative e una capacità progettuale più aperta per realizzare lo sviluppo comune della Puglia meridionale. Siamo riusciti a far diventare il porto di Taranto, sul quale pure si erano concentrati finanziamenti pubblici e appetiti di grosse join-venture internazionali del settore logistico, un cimitero di gru ferme, proprio nello stesso periodo in cui i porti del Mediterraneo diventavano hub importanti per il traffico merci sulle rotte Oriente-Occidente, mentre gli imprenditori della zona mandavano – e continuano a mandare - le loro merci via terra a Salerno o a Trieste per i loro imbarchi, con costi superiori di tempo e di denaro.
Non siamo stati capaci di andare dalle maggiori compagnie di crociere internazionali ad offrire una ventina di pullman gratis per ogni attracco nel porto di Brindisi, vocato a questi traffici passeggeri (vi dice niente la “Valigia delle Indie”?), come fanno in altre zone del mondo per promuovere le escursioni conoscitive del loro territorio.
Siamo rimasti coperti dalla xylella, ed ancora lottiamo contro negazionisti e quaquaraqua che fanno e disfanno la tela dei possibili rimedi, al chiuso di stanze e laboratori, mentre il batterio continua la sua marcia inarrestabile. Adesso è arrivato alle porte di Bari. Forse si muoveranno ora…
E poi parliamo ancora di Grande Salento quando nel “piccolo” Salento, siamo stati capaci di protestare contro il TAP, anche quando tutto il mondo lo aveva finanziato e concretizzato, senza capire che forse, attraverso una più intelligente contrattazione, avremmo potuto ottenere per la comunità, oltre al gas che ci serve, e serve a tutta Italia ed oltre, ristori e sostegni per realizzare, questa volta veramente, idee e strutture per le giovani generazioni, mettendo insieme capitali e intrapresa degli imprenditori locali più lungimiranti e dell’Università del Salento. Oppure non si può fare questo ragionamento per non offendere chi la pensa diversamente, e si è battuto per i suoi ideali? Gli ideali costano, e molto, ma chi governa ha il dovere di guardare lontano, al “bene comune”, e questo, nello specifico del TAP, non è stato fatto, abdicando ad uno dei compiti di chi è chiamato a decidere sulla cosa pubblica. Si ricordano soltanto il “memento” di questo giornale e flebili voci che si sono levate contro quello che sembrava il pensiero dominante, messe a tacere da un dibattito urlante (che ha prodotto solo consenso elettorale fine a se’stesso) e da una maggioranza più che silenziosa.
E che dire della scomparsa progressiva delle Camere di Commercio delle tre province della Puglia meridionale, quegli organismi all’interno dei quali avrebbe dovuto svilupparsi, con il contributo delle categorie produttive, una progettualità concreta per lo sviluppo dell’area, mettendo a fattor comune idee, contributi, forze imprenditoriali capaci di guardare con interesse e sincronia, ai tempi che stavano cambiando e che ora rischiano di lasciarci sempre più indietro. Ricordo solo le grida di allarme di Confindustria Lecce, qualche tempo fa, nel chiamare tutti alle proprie responsabilità nella sede dell’Ateneo salentino, ma forse è troppo tardi.
Per non abbandonarci alla caduta delle speranze dopo la “grande illusione” di creare un qualcosa fuori dal tempo – come Antonio Maniglio ha definito il Grande Salento – ecco che l’Università torna a rappresentare un punto di riferimento, culturale e pratico. Agli esponenti dell’Ateneo, guidati da un Rettore docente di geografia politico-economica, è stato riaffidato il compito di disegnare una serie di direttrici economiche e sociali per il futuro di queste terre, magari valorizzando proprio il lavoro che i suoi giovani docenti e studenti stanno creando, guardando al futuro.
Ma nell’attesa di queste preziose indicazioni, nella speranza che non rimangano solo un altro alibi e un'altra illusione, ci sono prossimamente le elezioni per il massimo consesso regionale. Un appuntamento che il Salento, grande o piccolo, non può perdere, magari mettendo in campo una pattuglia di amministratori in grado di portare a Bari, al di là delle divisioni ideali o personali, idee e progetti per questa terra che abbiano la stessa dignità (e vengano difesi con la stessa forza) degli altri, altrettanto utili e necessari, provenienti da entità territoriali differenti. Le difese del proprio territorio, della propria comunità di appartenenza, non sono fungibili con incarichi o prebende. Non nella politica che guarda al futuro. A meno di non voler tornare a parlare di Grande Salento o di sue succursali.

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