Paolo VINCENTI

In un orario compreso fra le 13 e le 13:30/14, nei nostri paesi c’è tutto un movimento di auto parcheggiate in maniera assurda (anche “te rapizzu“, come si dice in dialetto salentino), spesso in divieto di sosta (i più generosi inseriscono le quattro frecce), ostacolando il regolare svolgimento del traffico, accanto ad abitazioni nelle quali evidentemente devono fare delle soste veloci. Se capita di vedere in viso questi automobilisti, anche per avere la soddisfazione di imprecare loro contro, ci si accorge che si tratta di uomini, più spesso donne, giovani, fra i trenta e i quarant’anni, oppure quarantacinque-cinquantenni. Che cosa fanno in queste soste veloci? Se si ha modo di approfondire, si scopre che le abitazioni appartengono ai loro genitori ed essi ritirano da casa degli anziani il pranzo (“lu coppu“, sempre per restare al nostro dialetto) che evidentemente per via del lavoro non hanno il tempo o la capacità di gestire, più spesso perché non ne hanno la voglia (“nu ne coddha“, si dice in dialetto). In certi casi non posso trattenermi dal fare delle considerazioni. Io, che pure sono sposato da tantissimi anni, non ho mai ceduto nemmeno da giovane sposo a questo malvezzo, e non solo perché non ne ho avuto bisogno, non lo avrei mai fatto per una questione di orgoglio: “a prescindere!”, per dirla con Totò. So di gente che pure a sessant’anni ed oltre continua a ritirare il pranzo o la cena preparati da madri ultraottantenni le quali, se in salute, continuano a fare da caregiver nei confronti di simili stagionati bamboccioni fino quasi all’ultimo respiro, fin quando esse schiattano spesso nello svolgimento della loro mansione coatta, fra ricche e minchiareddhi e rape nfucate. Gesùmisericordia! L’unica domanda che ci si può porre in simili circostanze è chi abbia sbagliato di più: se i figli che non hanno voglia di assumersi le proprie responsabilità (ovvero camminare con le proprie gambe) nemmeno quando sono anch’essi genitori o addirittura nonni, o i genitori che evidentemente non hanno saputo educarli (ovvero prenderli a calci nel culo fin da bambini).

Paolo VINCENTI
Ricercatore, scrittore e saggista, autore di testi di critica letteraria e cultura generale, membro della Società di Storia Patria per la Puglia di Bari.