L’articolo che segue è stato pubblicato sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 28/06/2022

di Lino DE MATTEIS

Con la riconferma del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e la successione alla presidenza della Provincia di Brindisi di Antonio Matarrelli, in continuità politica con Riccardo Rossi, può essere rilanciato ora il progetto del protocollo d’intesa “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”, portando a termine l’iter esecutivo del piano operativo con la stesura del masterplan previsto. Al protocollo, firmato dai sindaci dei tre capoluoghi, dai rispettivi presidenti di Provincia e dal rettore dell’Università del Salento, manca, come si dice, l’ultimo miglio per diventare uno strumento efficace di orientamento programmatico comune delle tre province di Taranto, Lecce e Brindisi. Uno strumento la cui assenza si nota costantemente di fronte all’emarginazione del territorio operata da scelte regionali e nazionali, come la recente esclusione dall’alta velocità o quella dei porti di Brindisi e Taranto per le navi gassiere.

Ogni qualvolta si verificano clamorose esclusioni che accrescono l’isolamento del territorio sono quasi tutti pronti a protestare e a lamentarsi per la scarsa considerazione che nelle stanze dei bottoni si ha del Salento. Lacrime di coccodrillo verrebbe da dire, perché le lamentele giungono puntualmente in ritardo, quando le scelte sono state già prese e le possibilità di modificarle sono minime. Chi protesta a posteriori, spesso anche solo per motivi elettorali, è poi puntualmente assente quando si tratta di promuovere concertazioni preventive di sviluppo unitario del territorio. È evidente infatti che parlare con una sola voce per chiedere interventi strutturali essenziali per la crescita di Lecce, Brindisi e Taranto rende più forte il territorio e accresce la sua capacità di influire sulle scelte nazionali e regionali prima che vengano prese.

Le infrastrutture per potenziare treni, aerei, porti e strade dovrebbero essere il comun denominatore di una “santa alleanza” tra le tre province, sulle quali ricadrebbero omogeneamente i benefici di migliori collegamenti interni alla penisola ma anche con il resto d’Italia, Europa e Mediterraneo. Ma non ci sono solo i trasporti e la mobilità, ci sono altri strumenti finanziari, quali i Contratti istituzionali di sviluppo (Cis), che avrebbero bisogno di maggiore coordinamento tra le tre province, mettendo in moto meccanismi virtuosi come è stato fatto con il Cis Brindisi-Lecce. Ci sono le Zone economiche speciali (Zes), che ora vedono divisa la penisola salentina in due aree distinte, quella jonica che guarda alla Basilicata e quella adriatica che arriva al Molise, non facendo cogliere le esigenze comuni di sviluppo del territorio.

E poi c’è il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che, con il suo fiume di risorse, rappresenta un’occasione unica per guardare lontano e immaginare il “Salento del futuro” come una piattaforma protesa nel Mediterraneo, un ponte non solo di pace ma di sviluppo economico tra Europa, Medio Oriente e Africa. Una dimensione naturale, per la sua posizione geografica, emersa in tutta evidenza in questi mesi di crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina per agli approvigionamenti energetici del Trans Adriatic Pipeline (Tap), il gasdotto che approda sulla costa salentina. L’Europa intera, oltre all’Italia, guarda all’altro gasdotto, il Poseidon, che dovrebbe arrivare presto sul litorale otrantino.

Le risorse in campo ci sono come si vede, ma hanno bisogno di essere orientate organicamente per uno sviluppo strutturale e duraturo del territorio, invece di essere distribuite in una miriade di piccoli interventi che, pur se utili alle singole comunità, non incidono sulla crescita collettiva del Grande Salento, che, nonostante la presenza di 145 Comuni, spesso vicini o attaccati tra di loro, resta un fazzoletto di terra di appena 7.105 kmq proteso tra tre mari. Una programmazione condivisa è necessaria per rendere più forte il territorio ma, soprattutto, per arrivare preparati agli appuntamenti in cui si prendono le decisioni, prima che queste vengano prese, parlando con una sola voce e indicando dal basso quelle che sono le priorità comuni da finanziare per l’intero territorio.

Ecco perché la realizzazione del masterplan previsto dal protocollo “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro” rappresenta un momento essenziale di raccordo e programmazione di sviluppo delle tre province. Il protocollo, sottoscritto l’anno scorso dai primi cittadini di Lecce (Carlo Salvemini), di Brindisi (Riccardo Rossi), di Taranto (Rinaldo Melucci), dai presidenti delle Province di Lecce (Stefano Minerva), di Taranto (Giovanni Gugliotti), di Brindisi (Rossi, a cui è subentrato Antonio Matarrelli) e dal rettore dell’UniSalento, Fabio Pollice, ha di fatto determinato l’apertura di un importante tavolo interistituzionale per concordare le priorità programmatiche di cui necessità il territorio e su cui fare fronte comune per la loro realizzazione. Ai promotori va riconosciuto il merito di questa importante iniziativa, ma su di essi ricade anche la responsabilità di dare gambe alla loro intuizione “visionaria”, dimostrando di saper guardare oltre le incombenze amministrative, di volare alto oltre i campanilismi e i particolarismi.

Ma i promotori dell’iniziativa non vanno lasciati soli, ad essi deve arrivare lo sprone e il sostegno dell’opinione pubblica e dei suoi più importanti rappresentanti sociali, politici ed istituzionali, dai consiglieri regionali ai parlamentari del territorio. Bisogna far crescere la sensibilità giusta per poter arrivare agli obiettivi posti dal protocollo, dando concretamente il proprio contributo. Senza questo impegno programmatorio unitario, le lamentele postume resteranno solo lacrime di coccodrillo a fini elettorali.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it