Lino DE MATTEIS* 

Dagli archivi storici emerge una straordinaria e inedita sorpresa, che cambia la prospettiva di guardare al territorio della penisola salentina, ufficializzando, per la prima volta, l’attribuzione del toponimo “Salento” alle tre province di Brindisi, Lecce e Taranto: nella Costituzione del 1820, approvata dal Parlamento del Regno delle due Sicilie, veniva infatti riconosciuta l’esistenza della “Provincia Salento”, definizione che, nel dibattito parlamentare, fu preferita, perché ritenuta più consona e rappresentativa, a quella di “Messapia” per indicare la Terra d’Otranto.

Sotto la spinta dei moti popolari, il 6 luglio del 1820, il re Ferdinando I di Borbone, che, unificando il Regno di Napoli con quello di Sicilia, si era autoproclamato sovrano del Regno delle due Sicilie, concesse al Parlamento di adottare la Costituzione spagnola allora in vigore. La carta madrilena venne subito acquisita integralmente, così com’era scritta, nella stessa lingua spagnola, ma con l’impegno, però, di tradurla e adeguarla alle esigenze del Regno delle due Sicilie.

La riscrittura del testo in lingua italiana e il suo adeguamento vennero affidati dal Parlamento alla VII Commissione “Esame e Tutela della Costituzione”, di cui faceva parte anche il deputato salentino Giovanni Maruggi, eletto insieme agli altri tre rappresentati del territorio Michele Tafuri, Vito Buonsanto e Ippazio Carlino. Per la Puglia, la Commissione propose di dividere il territorio nelle tre antiche regioni geografiche: la provincia di Terra d’Otranto col nome “Salento”, quella della Terra di Bari “Peucezia” e la Capitanata “Daunia”, lasciando, accanto a ciascun nome, tra parentesi, le vecchie denominazioni, per indicarne la continuità storica e perché non sorgessero equivoci o confusioni.

La proposta della Commissione fu sottoposta all’esame dell’assemblea parlamentare per la sua approvazione. In aula ci fu chi chiese delle modifiche, come il deputato napoletano Matteo Galdi, che, nella seduta del 21 novembre, perorò appassionatamente il ritorno agli antichi nomi storici: «Or noi figli de’ Sanniti, de Marsi, de’ Campani, de’ Dauni, de’ Lucani, e di tanti popoli illustri della Magna Grecia – esortò i suoi colleghi – sdegneremo le denominazioni sotto le quali fummo celebri, ed illustri…? Dimenticheremo che Carlo III, il primo nostro rigeneratore cercò di richiamar nelle nostre truppe l’antico valore coi nomi antichi, e alcuni de’ nostri reggimenti portarono orgogliosi il nome di Lucania, Sannio, Massapia?…». Nella seduta del giorno dopo, anche il deputato sannita Luigi Galanti sostenne che la Terra d’Otranto dovesse chiamarsi “Messapia”.

A quella proposta, replicò il deputato salentino Vito Buonsanto, spiegando perché era più corretto usare il termine “Salento”: «La Terra d’Otranto abbracciava altra volta la regione de’ Calabri, de’ Messapi, de’ Salentini, e quella de’ Tarantini annoverata tra le più illustri della Magna Grecia. Perciò con poca esattezza si direbbe oggi quella bella provincia Messapia, chè prenderebbesi piccola parte di essa per indicare la provincia intera. I più antichi abitatori di quelle contrade furono i Iapigi, i quali si estesero al di là de’ confini dell’attuale Terra d’Otranto; ma col nome di Iapigia non si avrebbe maggiore esattezza, sebbene si userebbe in certo modo maggiore proprietà di linguaggio. Non potendosi dire quella provincia neanche “Iapigia”, conviene dirla “Salento”, con che s’indicherà la parte più insigne di essa, e quella appunto la quale fu l’ultima della nostra penisola a cadere sotto il dominio de’ Romani. Oggi gli abitanti di Terra d’Otranto, volendo evitare i barbari nomi moderni, diconsi “Salentini”. Questa voce, usata ne’ pubblici monumenti, è stata bellamente ripetuta in tutte le carte con le quali si è in quella provincia festeggiata la nostra rigenerazione politica».

Il Parlamento, trovando giuste le osservazioni del deputato salentino, approvò la proposta della VII Commissione e stabilì, dunque, che la Terra d’Otranto doveva denominarsi “Provincia Salento”. Il toponimo fu inserito nella Costituzione del Regno delle due Sicilie, varata definitivamente, il 9 dicembre 1820, dall’assemblea, che decretava così la stesura in italiano della carta spagnola e il suo adeguamento alle esigenze nazionali. Al Capitolo I, del Titolo II, “Del territorio delle due Sicilie”, la Puglia era stata ufficialmente divisa nelle sue tre componenti storiche: Salento (terra d’Otranto), Peucezia (terra di Bari), Daunia (Capitanata). Al capitolo venne aggiunta una clausola per consentire che «con altra legge costituzionale potrà fissarsi una divisione più convenevole del territorio delle due Sicilie, subito che le circostanze politiche della nazione il permettano».

La dignità costituzionale data al toponimo “Salento”, nel 1820, rappresenta il riconoscimento più autorevole della continuità storica dell’etnico “salentini”, che, a partire dal romano “sallentini”, è sopravvissuto ai millenni, fino ai giorni nostri, nonostante il continuo cambiare dei toponimi, che hanno designato la penisola salentina nel corso della sua storia: da “Messapia” a “Calabria”, da “Terra d’Otranto” a “Provincia di Lecce”. Come un fiume carsico, l’etnico “salentini” è scomparso e ricomparso lungo i secoli, riattestato dalle fonti a partire dal 1400-1500, nelle carte geografiche e nei testi letterari, come il “De situ Iapygiae” di Antonio De Ferrariis (detto il Galateo), in cui l’umanista salentino parla diffusamente degli usi e costumi dei salentini. Prendendo atto dell’uso comune del nome di “salentini”, la Costituzione del Regno delle due Sicilie riconosceva, ufficialmente, anche il toponimo “Salento”, per indicare l’antica regione storico-geografica di Terra d’Otranto.

Bisogna dire, tuttavia, che la forza evocativa dell’espressione “Terra d’Otranto” ha continuato a prevalere, nella pratica quotidiana, tanto è vero che la stessa assemblea parlamentare, che aveva approvato la nuova Carta con le modifiche toponomastiche, continuò a usarla nella redazione dei verbali delle sue sedute successive. La Costituzione del 1820 ebbe vita breve, perché, l’anno dopo, il governo fu soppresso con l’intervento delle truppe austriache, che posero fine all’esperimento costituzionale, ristabilendo il potere assoluto. Ma, al di là delle vicende politiche del Regno delle due Sicilie, quella Costituzione rappresenta la pietra miliare per la definitiva coincidenza del toponimo “Salento” con l’etnico “salentini” nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto: per la prima volta, infatti, nella storia della penisola salentina, il nome degli abitanti corrispondeva anche a quello del territorio che abitavano.

*Autore della “Storia del Grande Salento”

Nuovo Quotidiano di Puglia 26.10.2025
Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it