Giacinto Urso
On. Giacinto Urso

Adelmo GAETANI

La scomparsa dell’on. Giacinto Urso lascia una grande tristezza e un senso di vuoto in quanti lo hanno conosciuto avendo modo di apprezzare le doti morali, umane e l’infinita saggezza. Le sue riflessioni domenicali su “Quotidiano” con la rubrica “Periscopio” hanno arricchito per oltre un ventennio il dibattito socio-politico nella nostra Terra. Un lascito di pensieri da ricordare.

Giacinto Urso, era innanzitutto un uomo delle Istituzioni; poi della politica, intesa come attività di servizio alla Comunità; infine, dell’azione nella ricerca di risposte alle esigenze dei cittadini, partendo dalla sua Nociglia e dal Salento, sino alla Regione e all’Italia, per arrivare all’Europa e ai contesti globali.

In questo suo modo d’essere e di agire, si possono rinvenire le indicazioni per chi voglia impegnarsi nella vita pubblica: il rispetto delle regole, la dedizione all’interesse generale, la conoscenza dei problemi.

Ho avuto la fortuna e il privilegio di intrattenere, soprattutto negli ultimi 30 anni, un rapporto di particolare vicinanza e, oserei dire di amicizia, con Giacinto Urso. In alcuni periodi ci sentivamo ogni giorno e non c’era argomento che non si potesse toccare, aggiornato com’era su tutto.

Le problematiche locali – in una visione non localistica ma di fattiva vicinanza delle Istituzioni ai cittadini – erano sotto la sua continua osservazione e non mancava mai di intervenire pubblicamente – con equilibrio e fermezza – per segnalare inadempienze, scelte sbagliate, errori da correggere. A volte commentava: “C’è chi pensa di poter fare l’aranciata con i limoni e non sa che è impossibile”.

La politica per lui era passione, sacrificio, senso del dovere, conoscenza e studio: nulla che si potesse improvvisare, come molti politicanti di oggi fanno, lasciandosi alle spalle una scia di danni incalcolabili che generano la crisi di una politica ridotta a mero e maldestro esercizio del potere. L’opinione pubblica, poi, appare prigioniera di soluzioni “à la carte” e di un giustizialismo che alimenta qualunquismo e astensionismo elettorale di massa. Di qui, il richiamo di Urso alla necessità di una svolta “riaprendo le palestre di apprendimento politico, disposte dalla Costituzione, in caso contrario la buona Politica resterà latitante e diverrà impossibile disporre di un’adeguata classe dirigente”.

La buona Politica, diceva, nasce e si sviluppa nel rapporto con il territorio. Lui che era stato parlamentare, uomo di Governo, presidente della Provincia di Lecce, lui che aveva ricoperto importanti incarichi, anche nazionali, nell’Associazionismo socio-economico e cattolico aveva sempre mantenuto vivo il rapporto con Nociglia “punto di costante verifica del mio impegno in politica”. E a quanti, non erano pochi e di ogni orientamento partitico, sollecitavano il suo consiglio, rispondeva: “Non dimenticate da dove venite, poi chiedetevi che cosa potete fare non per migliorare la vostra condizione personale, ma quella della comunità”.

Aveva un rapporto particolare, quasi da padre a figlio, con Raffaele Fitto, nato quando il nuovo vicepresidente esecutivo della Commissione Ue perse il padre e, giovanissimo, trovò in Giacinto Urso un punto di riferimento, mai venuto meno negli anni. Erano costanti gli incontri e le telefonate tra i due e non sempre il loro punto di vista coincideva, com’è normale che sia. Soprattutto, Urso non aveva pienamente condiviso la scelta “europea” del parlamentare magliese quando, nel 2014, lasciò Roma per approdare a Bruxelles. “Ha deciso così – commentava -, va bene, ma allontanarsi dal proprio territorio vuol dire prendersi un rischio. Lui ne è consapevole, questa è la cosa più importante. Il futuro ci dirà se ha fatto la scelta giusta”. Peccato che il “saggio consigliere” non abbia potuto seguire nelle ultime settimane, come avrebbe voluto, la cavalcata che ha portato il suo “allievo”, a volte ribelle, al vertice del Governo Europeo. Ne sarebbe stato orgoglioso.

Era Cittadino onorario di Lecce, riconoscimento conferitogli quando sullo scranno di sindaco sedeva, come ora, Adriana Poli Bortone. Era felice di quello che considerava un “attestato di stima”, perché si sentiva leccese e salentino, anzi voleva che Lecce diventasse davvero capoluogo provinciale, assumendo le funzioni e gli oneri. Invece, diceva, con rammarico, “i leccesi si sentono oronziani, non salentini”. Un giudizio critico, e un po’ sferzante, che oggi potrebbe trasformarsi in un punto di riflessione per costruire un rinnovato e vitale rapporto tra il Capoluogo e la sua Provincia”.

I problemi dell’Europa e del Salento sono stati i due crucci di Giacinto Urso. Viveva con disagio l’incapacità del Vecchio Continente a superare le divisioni egoistiche e a rigenerarsi come Stati Uniti d’Europa. Con le dovute proporzioni, anche la resistenza di Brindisi, Lecce e Taranto a costruire il Polo del Grande Salento dentro la cornice regionale pugliese, è stato un obiettivo sul quale Urso non ha mai smesso di insistere: “Non bisogna darsi per vinti, è una battaglia che va proseguita nell’interesse di tutti”.

Negli ultimi 15 anni, Giacinto Urso è stato in prima linea anche sul delicato tema dell’informazione, in qualità di fondatore assieme a un gruppo di giornalisti, e presidente, sino al momento delle sue dimissioni, dell’Associazione Antonio Maglio, promotrice dell’omonimo Premio Nazionale di Giornalismo giunto alla XIII Edizione. E’ stato per lui un terreno d’impegno nuovo, ma ugualmente il suo pensiero ha saputo stimolare riflessioni sul ruolo dell’informazione in una società democratica.

Ho visto l’ultima volta Giacinto – mi sia consentito di chiamarlo pubblicamente com’ero solito fare in privato – alla vigilia dello scorso Ferragosto. Era alla Clinica Petrucciani per un check up. Chiacchierammo un po’ e ci salutammo con la promessa che ci saremmo risentiti e rivisti presto a Nociglia. Il referto del controllo sanitario aveva dissolto alcune nubi, ma non aveva potuto decifrare lo stato d’animo di un uomo oramai stanco.

I mesi da allora trascorsi, sino a sabato scorso quando alle ore 7:15 Giacinto Urso ha cessato di vivere, sono stati condizionati dai naturali problemi legati ad un’esistenza quasi centenaria. Mesi durante i quali ho avuto modo di parlargli alcune volte, solo pochi secondi per un mio saluto e una sua laconica risposta. Era finito il tempo delle lunghe conversazioni.

Grazie, Onorevole Giacinto Urso, per quello che hai dato alla tua Comunità e per i valori che hai saputo trasmettere.

Riposa in Pace, nell’atteso incontro “in Cielo” con l’amata Rosaria e il figlioletto Vito. Come desideravi.

Adelmo GAETANI
Laureato in Filosofia, diventa giornalista nel 1981. Ha svolto la sua attività professionale nel "Quotidiano di Lecce, Brindisi e Taranto" e per oltre un decennio ha ricoperto l'incarico di Caporedattore centrale. Attualmente è Editorialista. Nel corso degli anni ha collaborato con varie testate giornalistiche.