Stefania CAROFALO
Resterà aperta al pubblico sino al 30 luglio Florilegio, la mostra didattica inaugurata il 16 luglio scorso e curata da Salvatore Sava, presso l’Accademia delle Belle Arti di Lecce, nell’ex Convento dei Domenicani, in via Giuseppe Libertini 3. Florilegio è una Scelta antologica di opere o di brani (Treccani), questo il significato della parola, che ben si addice alla selezione di opere scultoree degli studenti pugliesi: Pierpaolo Arcadio, Alessia Raffaella Cuocci, Francesco Grassi e Vito Antonio Lippolis.
Le opere esposte sono il risultato del percorso annuale dell’attività didattica e di ricerca formale stilistica nell’ambito di progetti di produzione e ricerca 2023/2024. Il corso ideato e proposto da Salvatore Sava, artista di fama nazionale e docente di Anatomia artistica, Morfologia e Disegno per la scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, è stato realizzato con i suoi studenti, con l’obiettivo di valorizzare il legame tra arte e produzione e promuovere nuove potenzialità espressive. Le quattro sculture selezionate, documentate ed esposte nella prima sala a sinistra della storica sede dell’Accademia, sono allestite seguendo l’ordine alfabetico del cognome degli studenti ed ogni opera è corredata dalla descrizione dell’idea, dal bozzetto, da alcune foto dello studente durante le fasi di realizzazione e dall’opera finale.
Il percorso didattico ha formato e accompagnato i quattro studenti durante il corso dell’anno nel quale il docente ha ideato, organizzato e dato seguito al corso che si è avvalso della competenza dello storico dell’arte Massimiliano Cesari, che ha tenuto un seminario per gli studenti, dal titolo “Corpi senza respiro. L’esperienza anatomico-artistica dei nuovi imbalsamatori”, e dello storico dell’arte Massimo Guastella, professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea, afferente al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, che, in questo caso, ha svolto l’importante ruolo di critico d’arte.
Il progetto di Sava è interessante già dal titolo Dall’idea alla mostra, che prevede l’analisi e lo studio delle numerose fasi che terminano con l’esposizione degli elaborati al pubblico. Si parte dal tema e dall’elemento d’ispirazione che comporta la preparazione dei bozzetti delle sculture, la scelta del materiale adatto per dare forma all’idea, poi si approfondisce lo studio sulla staticità, la robustezza, la sicurezza e ancora il rivestimento, i colori, la protezione dagli eventi atmosferici e la conservazione nel tempo. Segue infine la descrizione scritta dell’idea e dei materiali usati per gestire al meglio la didascalia con il titolo dell’opera, l’anno di realizzazione, le dimensioni e tutte quelle informazioni che fanno la differenza tra una mostra improvvisata e una Mostra progettata ad hoc. Un altro aspetto importante è il rapporto con il critico d’arte, in quanto le sue analisi e valutazioni possono influenzare la reputazione dell’artista e il valore delle opere d’arte.
L’emblema della mostra, formato dalla combinazione delle quattro opere, che campeggia sul pieghevole a cinque ante curato da Antonio Lippolis, contiene, al pari di un piccolo catalogo, una breve presentazione dell’attività didattica del direttore dell’Accademia, Nunzio Fiore; una nota del presidente del consiglio di amministrazione dell’Accademia, Nicola Ciracì; la presentazione del progetto di Salvatore Sava; la relazione sulle opere degli studenti Percorsi d’avvio di quattro allievi Arcadio, Cuocci, Grassi e Lippolis, di Massimo Guastella e sulle restanti quattro ante del pieghevole si legge una breve biografia dei singoli studenti con la loro foto e quella delle opere.
Pierpaolo Arcadio, nato a Grottaglie nel 2000, è l’autore dell’opera in terracotta “Alba” realizzata con la tecnica delle lastre e allude «al momento della giornata in cui la luce è accompagnata dal silenzio: il momento giusto per dialogare con le cose. Rappresenta il momento avvalendosi di elementi che cercano di rievocare le ombre timide del primo mattino»; Alessia Cuocci, nata a Bari nel 1999, ha modellato la rete metallica nella realizzazione di “Fumo”, che rappresenta «il fermo immagine del fumo che sale verso l’alto. La sua posizione e composizione vuole ispirare variegate forme e immagini negli occhi dello spettatore…»; Francesco Grassi, nato a Fasano nel 2000, ha utilizzato la schiuma poliuretanica, legno, rete metallica, componenti elettroniche, vernice lucida e glitter per la sua installazione “Morfofarlo” che «tenta di attirare lo spettatore verso un tracciato inverso, esplorando il percorso che dalla mostra passa per l’idea, terminando nel rapporto dialogico con l’artista»; ed infine Vito Lippolis, nato a Putignano nel 2000, si è servito di fave secche, colla, rete metallica, legno, carta e argilla per la sua scultura “Orobanche” con la quale denuncia «l’estinzione della creatività che trova origine nell’abbandono dell’operosità verso la natura…la società somiglia allora ad una voluminosa orobanche, una pianta parassita che vive in simbiosi con la pianta della fava, fino a strozzarla».
La mostra, a ingresso gratuito, è aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle 17:00.


















