di Gianfranco PERRI

Quando alcuni anni fa, nel luglio 2017, scrissi la versione originale di questo mio breve articolo intitolandolo “Duecento anni fa: quando Mesagne era più importante di Brindisi” non avrei potuto immaginare che trascorsi appena cinque anni lo avrei ripubblicato estendendolo e, soprattutto, aggiungendo al suo titolo la frase “E se accadesse di nuovo?” Una frase evidentemente dal carattere volutamente provocatorio suggeritami dall’incredibile metamorfosi decisamente positiva che Mesagne ha sperimentato negli anni recenti, una chiara evoluzione nell’ambito urbanistico, sociale e, in senso più generale, “culturale”.

E non è infatti per nulla casuale che Mesagne sia oggi candidata a divenire la “capitale italiana della cultura” per l’anno 2024. Ed indipendentemente da quale sarà l’esito del concorso, Mesagne la sua competizione l’ha vinta già, perché ha lasciato definitivamente e per sempre indietro i suoi relativamente recenti anni oscuri tristemente marcati dalla sacra corona unita, nonché quelli un po’ più lontani trascorsi all’insegna di una provincialità grigia ed impoverita da tutta una serie di eventi storici – di carattere decisamente globale – inevitabilmente subiti.

Un cambiamento assolutamente radicale quanto accelerato quello di Mesagne, generatosi grazie al riscatto sociale e civile portato avanti con coraggio e dedicazione dai suoi cittadini e dai suoi giovani amministratori. Un riscatto – mi consta – veramente intenso meticoloso e multiforme e, del resto, reso palese anche ai più distratti che in una qualsiasi giornata o serata, estiva od invernale festiva o meno che sia, semplicemente provino ad aggirarsi tra le strade viuzze e piazze del centro storico, tornate a mostrare quel loro intimo ed autentico aspetto che trapela con forza la vivacità e il calore sociale del nostro meridione salentino.

Una via del centro storico di Mesagne

E lo dico da brindisino che Brindisi e Mesagne visito solo per qualche mese all’anno, e comunque immancabilmente ogni qual volta attraverso l’oceano che da questa mia terra separa la mia abituale residenza. Un limite, questa distanza e la conseguente saltuarietà dei ritorni che al contempo, e forse meglio, mi permette notare ed apprezzare anche quei cambiamenti – e non solamente quelli estetici – che nella loro gradualità possono magari sfuggire a chi li vive giorno per giorno.

All’inizio, risaltavo il carattere volutamente provocatorio del sottotitolo “E se accadesse di nuovo?” accomunato ad un improbabile confronto d’importanza tra Brindisi e Mesagne, semplicemente perché oggi, al margine del racconto storico sempre utile necessario ed interessante, un tale confronto non avrebbe certo alcun senso, e ancor meno in una anacronistica chiave campanilistica. Brindisi e Mesagne – e non solamente queste due città, ma anche tante altre ugualmente tra loro vicine – sono di fatto un’unica realtà sociale, culturale e persino fisica, dal momento in cui, e solo per fare un esempio, è finanche la stessa cosa incontrarsi per prendere un caffè sul lungomare del porto brindisino che incontrarsi per prenderlo in quel salotto che è la piazza Orsini di Mesagne; o decidere di andare a cena a Brindisi anziché andare a cenare a Mesagne; e così via.

Bene, chiusa la lunga premessa, è giunto il tempo di raccontare il “capito storico” annunciato dal titolo di questo breve scritto: un capitolo molto specifico, ma certamente importante, della plurimillenaria storia di queste due città che hanno, praticamente da sempre, condiviso o intersecato i propri percorsi storici.

Piazza Orsini Del Balzo a Mesagne

Quando agli albori del secolo XIX, il 13 febbraio 1806, anche il regno di Napoli divenne napoleonico e il re borbonico Ferdinando IV si rifugiò a Palermo sotto la protezione della marina inglese, il nuovo re Giuseppe Bonaparte soppresse la feudalità e si dedicò a riformare l’amministrazione dello Stato, ammodernandola sul modello francese. Con la legge numero 132 dell’agosto 1806 si modificò la ripartizione territoriale del regno, sopprimendo definitivamente ciò che ancora restava del sistema dei giustizierati originalmente introdotti dallo svevo Federico II e creando formalmente il tuttora vigente istituto della provincia.

La provincia era suddivisa in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente, ed al livello immediatamente successivo alla provincia seguivano i distretti che a loro volta erano suddivisi in circondari e questi ultimi comprendevano uno o più comuni che costituivano l’unità di base della nuova struttura politico-amministrativa dello Stato ed ai quali potevano far capo eventuali villaggi che erano centri minori a carattere prevalentemente rurale.

A capo della provincia c’era un intendente e nei capoluoghi del distretto c’era un sottintendente; quindi, nei comuni governava il sindaco. I sindaci venivano nominati dal ministro dell’interno, o dall’intendente nei comuni meno popolosi, ed erano affiancati da due eletti e da un consiglio decurionale composto da un numero di membri che era variabile, tra un minimo di 10 e un massimo di 30, in funzione della popolazione del comune. Tali membri erano eletti – successivamente furono tratti a sorte e poi, finalmente, furono scelti dal ministro degli interni o dall’intendente – all’interno di liste di ‘eleggibili’ che erano confezionate sulla base della rendita annua e delle professioni liberali dei cittadini del rispettivo comune.

Epigrafi apposte a Brindisi sulla Porta Mesagne e a Mesagne sulla Porta Grande

Il territorio continentale del regno di Napoli risultò così suddiviso in 13 province e tra queste quella di Terra d’Otranto, che comprese un totale di 44 circondari distribuiti tra i seguenti tre distretti: Lecce, che fungeva anche da capoluogo della provincia, Taranto e Mesagne, al quale apparteneva il circondario di Brindisi, oltre a quelli di Francavilla, Oria, San Vito, Campi, Salice, Ostuni, Martina e Ceglie. Una una ripartizione amministrativa questa, che perdurò durante sette anni, nei quali Mesagne fu capoluogo di distretto e quindi sede di sottintendenza con giurisdizione amministrativa su tutto il distretto e, pertanto, anche su Brindisi.

Il primo intendente di Terra d’Otranto fu il conte Francesco Anguissola e il primo sottintendente del distretto di Mesagne fu il brindisino Mariano Monticelli. Mentre a Brindisi era sindaco Teodoro Vavotici, coadiuvato da 2 eletti e da un decurionato di 10 membri.

Anche se sulla decisione di scegliere Mesagne e non Brindisi come capoluogo di distretto influirono certamente le pessime condizioni ambientali in cui – dopo il clamoroso fallimento dell’opera del Pigonati per l’apertura del canale d’ingresso al porto interno – versava nuovamente Brindisi, considerata infatti città di ‘aere malsano’, molto probabilmente tale scelta rispose alle contingenti esigenze militari del momento, in vista della precaria sicurezza che il porto di Brindisi, molto più esposto che l’interna Mesagne, poteva offrire in tempi di assestamenti e rovesciamenti politici ancora molto fluidi. In quegli inizi del secolo, infatti, con le truppe napoleoniche in Italia, ma con le flotte inglesi, russe e turche girovagando tutt’intorno, la situazione politico-militare nel regno di Napoli, e nel basso Adriatico in particolare, era abbastanza tesa e confusa.

Il castello Normanno Svevo di Mesagne

Dopo la pace di Firenze del 1801 tra il re Ferdinando IV e Napoleone, le navi repubblicane francesi nel basso Adriatico vi erano rimaste con la scusa di dover far rispettare le clausole marittime di quella pace. E anche se la successiva pace di Amiens del 1802 accordò che tutti i territori del regno napoletano fossero liberati sia dalle truppe francesi e sia da quelle inglesi e russe per permettere alla corte borbonica di rientrare da Palermo a Napoli, nella Terra d’Otranto, di fatto, non fu proprio così. A Mesagne infatti, dove nel castello normanno-svevo si era stabilmente insediato un importante battaglione francese, tutti quei soldati lo avrebbero dovuto sgomberare tra il 30 di aprile e il 5 di maggio dell’anno 1802, ma non lo fecero: tergiversarono e cominciarono a partire solo molto dopo, molto lentamente, a più riprese e senza farlo mai del tutto, fin quando, il 15 luglio 1803, l’esercito francese fece ufficialmente ritorno in Terra d’Otranto a causa delle non meglio precisate “difficoltà sorte tra Francesi e Inglesi”. A Brindisi i soldati francesi erano mancati solo dal maggio 1802 al luglio 1803 e anche da Lecce, capoluogo di Terra d’Otranto, i napoleonici si erano allontanati per pochissimo tempo e nell’aprile del 1804 se ne contavano di nuovo oltre 3000.

Sta di fatto che finalmente i napoleonici si insediarono stabilmente sul trono di Napoli e poi, il 21 aprile 1813, il re Gioacchino Murat che nel mentre era succeduto a Giuseppe Bonaparte, per la provincia di Terra d’Otranto decretò la creazione di un quarto distretto, quello di Gallipoli scorporando 14 circondari dal distretto di Lecce, ed al contempo riorganizzò quello di Mesagne, rinominandolo distretto di Brindisi, che da allora divenne capoluogo di distretto e quindi sede del comando di battaglione e della sottintendenza che, il 15 maggio di quello stesso anno 1813 dopo sette anni dalla sua creazione, trasferì la sua sede dall’ex convento dei Celestini di Mesagne all’ex convento dei Francescani in San Paolo a Brindisi.

Mesagne, Porta Grande

Quel sistema amministrativo territoriale napoleonico restò di fatto invariato anche dopo la parentesi decennale francese che, conclusa nel 1816, precedette la restaurazione ed il ritorno dei Borbone sul trono del regno, ri-denominato delle Due Sicilie. Brindisi, in quell’anno 1816, rimasto capoluogo dell’omonimo distretto composto da 15 comuni – Carovigno, Ceglie, Erchie, Francavilla, Guagnano, Latiano, Oria, Ostuni, Salice, Sandonaci, San Pancrazio, San Vito, Torre Santa Susanna, Veglie e Mesagne – contava 6114 abitanti.

Finalmente, nel nuovo regno d’Italia nato nel 1861, la provincia di Terra d’Otranto cambiò la sua denominazione a quella di provincia di Lecce, dalla quale, rispettivamente nel 1924 e nel 1927, furono scorporate e rese indipendenti le attuali province di Taranto e di Brindisi, ed a questa cominciò formalmente ad appartenere Mesagne.

Gianfranco PERRI
Brindisino, professore universitario e ingegnere progettista di gallerie. Appassionato studioso, scrittore e divulgatore della Storia di Brindisi, autore di numerosi articoli e vari volumi di storia brindisina. Residente a Miami, ma fedele e assiduo frequentatore di Brindisi e del Salento.