Eva Degl'Innocenti

La direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti, riconosce l’unitarietà del Grande Salento, valorizzata proprio dalla ricchezza e pluralità dei suoi elementi costitutivi.

di Lino DE MATTEIS

Eva Degl’Innocenti

Non era mai stato detto con tanta chiarezza come ha fatto, giovedì scorso, la direttrice del Museo nazionale archeologico di Taranto (MarTa), Eva Degl’innocenti, nell’intervista rilasciata a Repubblica, in occasione della pubblicazione dell’inserto speciale “Dossier Grande Salento”: «Il Grande Salento non l’abbiamo inventato, esiste. Basta non dimenticare che c’è pure Taranto». Non solo, dunque, riconosce l’idea geografica del Grande Salento, ma reclama anche che bisogna includere Taranto.

Eva Degl’Innocenti è una toscana verace, a Taranto dal 2015 per dirigere il MarTa, non ha evidentemente anacronistici pregiudizi di natura storico-campanilistica che, talvolta, vengono frapposti alla ricerca dell’unità del territorio. La direttrice, anzi, valorizza proprio la pluralità come elemento che arricchisce l’unitarietà del Grande Salento. Ne è chiara testimonianza il museo da lei diretto: «Il MarTa – dice – conserva numerose opere delle altre province del Grande Salento, di Brindisi e Lecce. Non a caso il percorso si apre proprio con lo Zeus di Ugento, che sottolinea l’importanza della cultura messapica e il suo rapporto con Taranto. Anche il tesoretto di monete di Specchia valorizza questo rapporto scientifico e storico». La direttrice non ha spazio per poter citare tutti gli esempi, ma i casi di correlazione col territorio salentino nel museo di Taranto sono tanti, dalla Cariatidi di Vaste all’idoletto di Arnesano.

Proprio l’archeologia, la storia e la cultura rappresentano gli elementi che danno identità e unitarietà al territorio salentino. La direttrice parla, infatti, di una «rete museale che può regolarizzare questo rapporto… e che lega proprio Taranto a Brindisi e Lecce. Ci sono già progetti con la Regione per creare itinerari culturali, con ricadute turistiche e una messa in rete delle ricerche scientifiche… Stiamo pensando di istituire un pass museale regionale, e a puntare alla valorizzazione di una programmazione comune, che vada a fortificare il legame con il Grande Salento…».

Una sorta di “santa alleanza archeologica”, nella quale, giustamente, il MarTa «ha un ruolo importante, siamo l’unico museo ad autonomia speciale della Puglia», ricorda Degl’Innocenti. Un’alleanza che ancora oggi viene nutrita da sorprendenti ritrovamenti, come il relitto di nave del VII secolo a.C. rinvenuto nel Canale d’Otranto, durante i lavori del gasdotto Tap, su cui ha competenza la Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo, che ha sede a Taranto, e i cui reperti potrebbero essere esposti al MarTa.

Quando sette anni fa è giunta a Taranto, Eva degl’Innocenti ha visto il Grande Salento come «una koinè culturale, con punti in comune e diversità. E questa è la ricchezza italiana. Ha un patrimonio territoriale che non è stato cancellato da un’identità nazionale, che pure è importante. La Puglia è terra di borghi, ed è una cosa positiva, ognuno ha un’identità specifica e valori comuni. Ho pensato alla grande potenzialità del Grande Salento e della Puglia in generale, che, come tutte le regioni italiane, ha una grande ricchezza. Mi ricorda un po’ la Toscana in cui sono nata, questa eterogeneità anche del patrimonio naturalistico, e la ruralità, l’enogastronomia, la manifattura che resiste nonostante la crisi economica. E poi il Grande Salento ha dalla sua la pluralità linguistica, basti pensare all’arbëreshë e al griko, e in realtà ogni dialetto è una lingua, cosa che in Toscana non abbiamo. Il Grande Salento non l’abbiamo inventato, esiste, basta non dimenticare che c’è pure Taranto».

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it