A un anno dalla morte di Cosimo Romano, il 28 marzo 2024, un uomo che negli anni Ottanta e Novanta ha dato lustro al Salento immaginando un futuro nell’allora URSS e costruendo con coraggio e tenacia tanto lavoro nella sua amata terra, riteniamo utile proporre la recensione scritta da Carlo Borgomeo, Presidente della “Fondazione con il Sud”, in occasione della presentazione del libro “il Profumo del Successo”, che Cosimo Romano ha scritto insieme al suo amico e collaboratore Pantaleone Pagliula.

“Il profumo del successo” è una vera e propria celebrazione del valore dell’imprenditorialità: una storia di innovazione, intuizione, coraggio, flessibilità, senso pieno della responsabilità verso se stessi, gli altri, il proprio territorio. Leggendo lo straordinario percorso di vita e di lavoro di Cosimo Romano, da lui stesso e da Pantaleone Pagliula raccontato con una formula, molto interessante, di un racconto a due voci che si intrecciano e si integrano quasi mai sovrapponendosi, mi è venuto in mente in modo perentorio quanto ha scritto nella sua Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta, J.M. Keynes a proposito degli animal spirits.
Un insieme di forze e di motivazioni, tra cui una grande capacità di intuizione ed uno strutturale ottimismo che spingono l’imprenditore a ricercare il successo, l’espansione delle proprie attività, la conquista di nuove frontiere.
Esattamente quello che ha caratterizzato la vita di Cosimo Romano.
Dall’esigenza di costruire un percorso di lavoro diverso da quello cui sembravano destinarlo le sue condizioni di partenza, alla sperimentazione di una prassi imprenditoriale anche in piccoli lavori; dall’intuizione di percepire spazi di mercato per nuovi prodotti, alla capacità isorprendente di cambiare settore; dal gusto e dall’orgoglio di esportare il lavoro ed il genio salentino, all’impressionante capacità di governare situazioni e complessità particolarmente rilevanti, come dimostra l’esperienza, oggettivamente straordinaria, della “conquista” di Mosca.
L’esperienza di Cosimo Romano ci insegna molte cose: la rapidità delle decisioni; la fondamentale importanza delle relazioni personali di fiducia; il rispetto per i lavoratori; il grande amore per la propria terra, l’orgoglio di esserne ambasciatore nel mondo ed anche la rabbia nel vedere le grandi opportunità di sviluppo che le risorse, le conoscenze e le esperienze locali possono determinare in termini di sviluppo.
Per uno come me che da sempre lavora per lo sviluppo del Sud e si interroga sulle cause di insuccesso di 70 anni di politiche pubbliche pensate ed attuate per ridurre il divario, questa bella storia rafforza una convinzione che si è consolidata negli anni: l’obiettivo è stato mancato non tanto per la scarsa efficacia di questo o quell’intervento: in fondo nel racconto di Cosimo Romano si fa riferimento in un paio di passaggi al fatto che per realizzare alcuni investimenti c’è stato il contributo della Cassa del Mezzogiorno.
La questione è più grande e complessa: non c’è stata, nella politica per il Sud, la necessaria consapevolezza che bisognava promuovere ed accompagnare le spinte locali allo sviluppo. Non solo e non tanto con gli incentivi, ma con una Pubblica Amministrazione più vicina a chi provava a fare impresa e non disattenta o addirittura ostile: negli anni in cui Cosimo ci provava – e grazie a Dio ci riusciva – la politica era impegnata a “trascinare” a forza al Sud grandi fabbriche.
Diciamo cattedrali nel deserto; in realtà c’era il deserto nelle cattedrali: stabilimenti senza testa, con manager che si sentivano deportati, con nessuno sforzo di far crescere sistemi di imprese locali. E così chi voleva provarci, si sentiva marginale rispetto a questa impostazione. Un grande errore, una grande miopia che ha fatto scambiare lo sviluppo con l’importazione di modelli, risorse e progetti nati “altrove”.
Qualcosa sta cambiando e lo vediamo; ma perché questo cambiamento sia più veloce e consistente dobbiamo affermare una nuova cultura dello sviluppo ed un nuovo modello di politica industriale. Che consenta non solo ad eroi come Cosimo Romano di farcela.
In conclusione, voglio dire, con convinzione, che “il profumo del successo” è un bel libro, scritto in modo semplice ed anche avvincente: e ne consiglio la lettura, soprattutto ai giovani, non necessariamente interessati ai temi economici, che troveranno spunti interessanti di riflessione per la costruzione del loro percorso professionale.
Carlo Borgomeo
Presidente Fondazione con il Sud


















