Adelmo GAETANI
Questa volta è toccato a George Clooney essere travolto, nel suo ultimo film “Jay Kelly”, dalle note di “Rumore”, quello con la R maiuscola, che ha un padre salentino, il maestro Guido Maria Ferilli e la sua musica, e una madre, Raffaella Carrà e la sua voce. Del resto, come qualcuno ha detto, ciò che vive fa rumore. Difficile negare che sia vero, anche se a volte il silenzio può scuotere ancor più le coscienze. Ma il sottofondo di un frastuono, seppur lontano, rimane e resiste oltre le nostre chiusure, fisiche o mentali.
Presentato al Festival del Cinema di Venezia, “Jay Kelly” – opera che parla di un grande attore del cinema americano in crisi di identità e pronto ad abbandonare la scena per riconciliarsi anche con se stesso – è da pochi giorni nel catalogo Netflix. Regista Noah Baumbach, protagonista un George Clooney scatenato mentre balla il brano ormai iconico, come sempre nell’interpretazione della Carrà, ma questa volta in un nuovo remix prodotto da famosi dj internazionali come l’inglese Mark Ronson (ha anche lavorato con e per Amy Winehouse), Marlon Hoffstadt e Andrew Wyatt.
Dice il maestro Ferilli: “Nell’ascoltare quest’ultima versione del brano sono rimasto sorpreso e contento. Ha un ritmo incredibile, energico. Davvero un bel lavoro”.
Eppure è solo un nuovo tassello di una storia infinita. Sempre su Netflix dal novembre 2025 è proposto “Mrs Playman”, il film (regista Riccardo Donna) formato serie Tv in sette puntate, liberamente ispirato alla fondatrice di Playman, Adelina Tattilo, interpretata da Carolina Crescentini. Il Trailer ufficiale della serie televisiva è esaltato proprio e dalle travolgenti note di “Rumore”.
Negli anni “Rumore” è diventata colonna sonora di film-denuncia come lo spagnolo “Ballo Ballo” che racconta la storia della censura durante il franchismo, gli italiani “Gli anni amari” del 2019 sui diritti negati agli omosessuali e “L’immensità” del 2022, diretto da Emanuele Crialese (protagonista Penelope Cruz, racconta la storia di un’adolescente alla ricerca della sua identità). Nel 2023 è la volta del film-documentario in tre capitoli “Raffa” di Daniele Lucchetti con le lunghe scene introduttive animate dalla Carrà con la “sua” canzone. Il docufilm, dopo il passaggio nelle sale cinematografiche, è stato acquisito da Disney+ sul cui canale pay-tv è ora disponibile per la visione. Nel 2024, lo spot-traiano dello speciale Rai1 “La nostra Raffaella” ha come stacco musicale proprio “Rumore”, a conferma della totale identificazione tra l’interprete e il brano. In televisione, è presente in famose fiction trasmesse da Rai1 come “L’amica geniale” tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante e “Il nostro Generale”, che racconta la vita di Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Come nasce “Rumore”? Tornato da alcuni anni nel suo Salento, a Corigliano d’Otranto, dove vive con la moglie Desirée e due splendide cagnoline Lady e Chicca, il maestro Ferilli racconta: “Era il 1974, avevo 25 anni e lavoravo a Milano, dove ero già conosciuto come autore di successo. Mi divertivo con la chitarra in un cortile mentre alcuni ragazzini giocavano a pallone. Tutto tranquillo. Ad un certo punto, i ragazzi smettono di giocare e iniziano a ballare. Capisco che sta nascendo qualcosa di musicalmente coinvolgente. L’opera viene completata con il paroliere Andrea Lo Vecchio”. “Il brano – continua Ferilli – comincia a circolare negli ambienti delle case discografiche. Qualcuno informa Gianni Boncompagni, allora compagno della Carrà, per dirgli che è pronto un pezzo perfetto per Raffaella”. E, in effetti, a settembre del 1974 il disco con “Rumore” è già nei negozi ed è subito boom di vendite, mentre si registrano le versioni in spagnolo, francese e inglese. In pochi mesi sono oltre dieci milioni i dischi venduti, ma sino a quel momento siamo al mero fenomeno discografico, al grande successo di un brano con il ritmo forte, da disco-music, diceva qualcuno, quando di disco-music si iniziava appena a parlare.
In realtà, dietro il successo e gli incassi milionari di una canzone popolare, iniziano a muoversi nuove pulsioni che incrociano il femminismo, le spinte sociali e culturali del dopo-Sessantotto. “Rumore” racconta la storia di una donna che lascia il compagno perché ha deciso di fare da sola, anche se non si sente ancora del tutto sicura. E’ una donna alla ricerca della sua emancipazione e sicuramente Raffaella Carrà si identifica fino in fondo con lei, tanto che la canzone diventa un suo cavallo di battaglia che presto diventa un inno di liberazione al quale molti si aggrappano per gridare la loro insofferenza, la voglia di cambiamento, la lotta alle ipocrisie delle censure di un potere che non comprende e non ammette che ogni persona, nel rispetto degli altri, possa scegliere i suoi percorsi di vita.
Il maestro Ferilli ancora oggi è sorpreso di questo straordinario e duraturo successo, ma fino a un certo punto. Da autore di centinaia di brani tra i quali “Un amore così grande”, uno dei più conosciuti ed eseguiti nel mondo, spiega: “Ho scritto diverse canzoni per Raffaella e anche sigle per i suoi programmi tv. Ricordo ‘Abbracciami’, ‘Voglia di vivere’, ‘Che meraviglia che sei’, ed altre. Ma ‘Rumore’ è stato ed è qualcosa di diverso, qualcosa che ha trasformato la musica in un messaggio carico di valori profondi. Il fatto che questo fenomeno continui addirittura da oltre mezzo secolo ne evidenzia la sua irresistibilità. Credo sia un fatto destinato a durare: la forza di ‘Rumore’ è l’essere un simbolo di libertà. Così è diventato un brano cult senza tempo”.



















