Gianni Stasi

Il libro di Giovanni Stasi “Brindisi: dalla città della plastica alla città jonico-salentina”, presentato oggi a Brindisi, ripercorre la storia del capoluogo adriatico, nella seconda metà del secolo scorso, e il dibattito sulla “Città jonico-salentina” dell’urbanista Giulio Redaelli, che rappresenta, di fatto, il presupposto per il successivo lancio del progetto del “Grande Salento”, all’inizio del nuovo Millennio.


Lino DE MATTEIS

All’inizio degli anni Ottanta, sotto la spinta degli interventi straordinari nel Mezzogiorno, andava crescendo un forte dibattito sul ruolo che, con il progetto transfrontaliero italo-greco, poteva avere la penisola salentina nel Mediterraneo, come cerniera tra l’Europa e il Medio Oriente. In questo scenario, Brindisi e il suo porto assumevano una funzione centrale per lo sviluppo dell’intero territorio salentino, delineando un’evoluzione del capoluogo adriatico da polo petrolchimico alla vagheggiata “città polivalente jonico-salentina”. Il libro di Giovanni Stasi, “Brindisi: dalla città della plastica alla città jonico-salentina”, traccia una approfondita analisi degli anni dell’industrializzazione e di quelli successivi, raccontando i travagli di una città «alla ricerca di una nuova identità: tra la Terra d’Otranto e il Grande Salento”, come recita il sottotitolo.

Il libro sarà presentato a Brindisi, oggi, martedì 13 maggio, ore 17:00, nel Salone Amministrazione provinciale. Dopo i saluti del presidente della Provincia di Brindisi, Antonio Matarrelli, e del sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, al dibattito con l’autore, moderato dai giornalisti Adelmo Gaetani e Angelo Sconosciuto, parteciperanno Nicola Colonna, docente Università di Bari, Antonio Bruno, architetto e coautore del progetto per “la costruzione della città jonico-salentina” dell’urbanista Giulio Redaelli, Claudio Signorile, già ministro per gli Interventi straordinari nel Mezzogiorno, Michele Errico, già presidente della Provincia di Brindisi, Domenico Tanzarella, già presidente della Provincia di Brindisi e sindaco di Ostuni, Lino De Matteis, giornalista e autore della “Storia del Grande Salento”, Fabio Pollice, rettore dell’Università del Salento.

Da esperto giuslavoristica in programmazione e sviluppo socio-economico del territorio, Giovanni Stasi non si ferma alla ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato Brindisi nella seconda metà del Novecento, ma proietta la sua analisi all’oggi, per guardare al domani, non solo del capoluogo adriatico, ma della penisola salentina, un intero territorio alla ricerca di un’identità, dalla tripartizione fascista, un secolo fa, all’attuale Grande Salento. Il dibattito, sviluppatosi negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, intorno al progetto elaborato dall’urbanista Giulio Redaelli, proposto nel libro “La costruzione della città jonico-salentina”, pubblicato nel 1983, con la prefazione del ministro Claudio Signorile, rappresenta, infatti, il presupposto dello spirito confederativo che porterà, alla fine degli anni Novanta, e nel primo decennio del nuovo Millennio, al lancio del “Progetto del Grande Salento”, da parte dei presidenti di allora delle tre province.

Per la prima volta dalla fine dell’antica Terra d’Otranto, e dopo il tentativo fallito alla Costituente di ricomporre il territorio nella Regione Salento, Redaelli tracciava il percorso perché la penisola salentina ritrovasse un’unità funzionale al suo sviluppo complessivo, collocandosi all’interno dei piani di sviluppo nazionali ed europei, che vedevano in Brindisi il fulcro delle interconnessioni con i paesi balcanici e mediorientali. Brindisi, Lecce e Taranto diventavano, così, naturalmente, i poli della “città jonico-salentina”, perché, come scriveva Giulio Redaelli, «la regione urbana jonico-salentina possiede da sempre, potenzialmente, la morfologia di una città policentrica, perfezionabile e ristrutturabile in un’unica Città jonico-salentina».

Anche se non portò immediatamente a risultati concreti, quel dibattito pose il seme perché crescesse la voglia, e la necessità, per le tre province salentine di stare insieme, di costruire una comunità, nella consapevolezza che la crescita di ciascuna era strettamente connessa a quella delle altre. Questa consapevolezza portò nel 1999, alla sottoscrizione di un primo protocollo d’intesa e alla costituzione dell’“Agenzia per lo sviluppo dell’area jonico-salentina”. Qualche anno dopo, in seguito a una serie di accordi sviluppatisi tra il 2005-2006, i presidenti delle Province di Brindisi, Lecce e Taranto, lanciarono il “Progetto del Grande Salento”, sottoscrivendo, nel 2007, un nuovo protocollo d’intesa. Il progetto fu ripreso e rilanciato, nel 2010, col protocollo “Piano per la competitività del Grande Salento”. Dopo il depotenziamento delle Province, nel 2014, con la legge Delrio, sono stati i tre comuni capoluogo a prendere l’iniziativa, coinvolgendo anche le rispettive Province e l’Università del Salento, per la firma del protocollo “Terra d’Otranto: dalle radici il futuro”. Lo spirito confederativo germogliato dal dibattito nell’ultimo ventennio del secolo scorso continua, insomma, a spingere il territorio alla ricerca dell’unità, nella consapevolezza che le sfide della modernità si possono vincere solo insieme, facendo rete.

Lino DE MATTEIS
Direttore ilGrandeSalento.it