Castro, la zona archeologica sull'altura dove sorgeva il tempio di Minerva

di Marcello FAVALE

È il terzo libro dell’Eneide in cui Virgilio racconta del primo sbarco in Italia di Enea e della sua famiglia, ma è anche la prima volta, duemila anni fa, in cui si consacra la presenza di un Athenaion, di un tempio di Minerva sulle coste del Salento, a Castrum Minervae. Virgilio aveva più volte intravisto quel tempio dal mare durante i suoi viaggi, e proprio ricordando quei versi che nel 2000 gli archeologi dell’Università di Lecce, chiamati dall’amministrazione comunale di Castro, si precipitarono ad esaminare alcuni reperti ritrovati nel corso degli scavi per la realizzazione della rete fognaria.

La statua di Minerva nel museo di Castro

L’intelligenza degli amministratori del piccolo Comune salentino, una delle perle della costa adriatica, unita alla lungimiranza del prof. Francesco D’Andria, docente emerito di Archeologia dell’Ateneo salentino ed Accademico dei Lincei, ma anche direttore della missione archeologica italiana a Hierapolis, in Turchia, furono premiate dal lavoro di scavo nel fondo Capanne, dove, oltre ai contrafforti ben conservati delle mura di terrazzamento del Santuario, fu trovata una statuetta bronzea di Atena con elmo frigio che consentì di collegare il contesto con la tradizione troiana.

«Le scoperte continue durante gli scavi – racconta il prof. D’Andria, ripercorrendo quegli anni di lavoro entusiasmante insieme ai suoi studenti di allora – ci portarono a scoprire numerosissimi oggetti del santuario che fu molto probabilmente devastato da Annibale durante le sue campagne contro i romani, mentre era alla ricerca di metalli preziosi contenuti proprio nell’Athenaion. Tutto però divenne ancora più certo quando fu scoperto il busto in pietra della statua di Athena, simile alla statuetta bronzea ritrovata agli inizi dello scavo. Era il 2015 e dalla ricostruzione di 3 metri e 40 che ne abbiamo fatto, si può ipotizzare che si tratti della più grande statua che sia stata trovata nel territorio dell’antica Magna Grecia».

La grande statua è stata in parte ricostruita. Manca la testa, che si cerca ancora, e si ritiene che sia stata scolpita da scultori tarantini della scuola di Lisippo, che a Taranto aveva realizzato una statua di Zeus alta 17 metri. Insieme al busto di Atena, negli ultimi tempi, sono stati trovati 5 piedi, due coppie e uno spurio, che gli archeologi ritengono possano appartenere ad altre due statue, oltre che a quella di Atena. E non si è persa certo la speranza di trovarle scavando in quello che è diventato il parco archeologico di Castro, annesso al piccolo ma interessantissimo museo allestito nel Castello aragonese, dove sono conservati, insieme alla grande statua di Atena, anche tutti i corredi, il vasellame e gli altri reperti, ritrovati negli scavi. Un’altra attrattiva di questo piccolo centro salentino, insieme al suo splendido mare. La campagna di scavi continua e tutto contribuisce a sottolineare l’importanza antica del Canale d’Otranto come tratto di mare sul quale si affacciavano civiltà e popoli diversi, capaci di interagire e di scambiarsi influssi culturali che ne hanno fatto un’area quasi omogenea e ricca non solo di commerci, ma anche di integrazione sociale e di ritualità religiose.

Ma l’altra scoperta storico-artistica importante è relativa al materiale con cui sono realizzati la statua e i fregi. «Si tratta della pietra leccese – racconta ancora il prof. D’Andria ‒ facilmente modellabile. Questo ha reso possibili le decorazioni dei fregi “a girali”, motivi vegetali elaborati che ornano molti dei reperti ritrovati nel parco archeologico, e che testimoniano come anche nell’antichità la pietra, che poi farà le fortune degli artigiani e degli artisti del periodo barocco nelle chiese di Lecce, era già utilizzata per realizzare l’Athenaion di Castro e le sue splendide statue. Una copia della statua di Atena, ricostruita in 3D, intanto è diventata ambasciatrice della Puglia. Nelle scorse settimane è stata, in Cina, a Nanchino, nella mostra I doni degli Dei. Apulia Felix tra greci, indigeni e romani ed ha riscosso tanto successo che i cinesi l’hanno voluta trasferire anche a Canton, per continuare ad illustrare la storia della Puglia più antica».

[Da “Atlante”, Magazine della Treccani, 28 nov. 2023]