Rossella BARLETTA
Grazie all’intervento della Milizia Forestale, negli anni 1928-30 e successivi, si realizzò l’opera di bonifica di S. Cataldo di Lecce i cui territori si stendevano da Tore Rinalda a Torre Specchia Ruggeri entro una superficie di oltre 16mila ettari. Nel tempo di almeno sessanta anni dopo, sarebbero sorte gemmazioni costiere che li avrebbero antropizzati, più o meno brutalmente, senza tenere alcun rispetto dell’ambiente e, anzi, cementificando a più non posso e stravolgendo l’eco sistema.
I rimboschimenti furono effettuati trapiantando soggetti botanici delle varietà particolarmente adatte alla zona, come il pino d’Aleppo, il leccio, l’acacia australiana, il tomarix (la tamerice comune) e l’eucaliptus, quest’ultimo particolarmente medicamentoso per la malaria imperante.
Per fissare le sabbie mobili delle dune, si ritenne opportuno ricorrere alla psammaria arenaria, ossia al giunco o canneto marino, una graminacea perenne dal fogliame ornamentale persistente, di colore verde grigiastro che non richiede manutenzione. Presentando radici rizomatose, è particolarmente utile per la stabilizzazione delle dune e dei terreni sabbiosi e, inoltre, è una pianta molto economica d’acqua e resistente alle mareggiate.
Traggo queste essenziali notizie dall’ormai rarissimo Almanacco illustrato Salento (1934), sul quale è trattato il tema “Rimboschimenti e bonifiche in Terra d’Otranto” a cura di E. Scarfoglio Ferrara.
A parte l’enfasi (a quel tempo doverosa!), rivolta al promotore dell’operazione in quanto presidente del Comitato Nazionale Forestale nonché massimo gerarca del Partito, il conterraneo Achille Starace, attira l’attenzione il collegamento alla valorizzazione delle zone litoranee, contenuto nel seguente periodo: «Essa prova riscontro in una vasta e proficua opera di propaganda il cui scopo è quello di creare una coscienza silvana nella provincia. […] A tale scopo mirano le Feste degli Alberi dal significato altamente educativo. […] Tanto il materiale occorrente alla valorizzazione delle dune litoranee che quello destinato ai rimboschimenti volontari, viene fornito a centinaia di piantine, dai tre bellissimi viavai che a Lecce in contrada “Galiò”, a San Cataldo verso il lido e a Otranto in contrada “Fabbrica” il comando ha istituito e conduce, allevandoli, innumerevoli e selezionatissimi soggetti della flora salentina». Ometto la curiosità di sapere l’esistenza odierna dei citati vivai.
La spiaggia che frequento ormai da decenni, prospicente l’abbandonata piazzetta Paradiso, a Torre Chianca, più volte da me segnalata (attraverso mail inviate a chi di competenza) per la mancata manutenzione ordinaria, è contornata da dune le quali, ahimé, non presentano la vegetazione come quella appena citata, ma piuttosto rifiuti di ogni natura e un vergognoso abbandono.
Mi chiedo se gli appelli contemporanei riguardo il costante disfacimento delle dune del litorale leccese, più che di interventi altisonanti, si potrebbero ottenere cominciando adottando pratiche accessibilissime ed economicissime. Intanto pulendo dai rifiuti le dune e interrandovi piante come quelle citate. Poi effettuando continui sopralluoghi al fine di scongiurare i vandalismi e per controllare chi rispetta i vincoli e chi effettua il compito assegnatogli.
Che parole blasfeme vero?! Non aggiungo altro.
Naturalmente il suggerimento è esteso a tutte le dune del Salento, soffocate da rifiuti anziché dalle piante più adatte.


















